L'Onu boccia la proposta di Trump di ridefinire il genere sulla base del sesso rilevato alla nascita


I 45 delegati presenti alla 70esima sessione annuale della Commissione delle Nazioni Unite sullo status delle donne (CSW) hanno votato a larghissima maggioranza contro la proposta degli Stati Uniti di adottare una definizione di “genere” con valenza transfobica.
Il 19 marzo 2026, ultimo giorno della conferenza di nove giorni a New York, gli Stati Uniti hanno presentato una risoluzione che invitava gli Stati membri dell’ONU a definire ufficialmente il “genere” riferendosi esclusivamente a uomini e donne sulla base del sesso rilevato alla nascita.

Durante la sessione finale della CSW, la rappresentante del Belgio ha definito la risoluzione statunitense “fattualmente errata”, perché la proposta cita in modo scorretto e contraddice l’Allegato IV della Quarta Conferenza Mondiale sulle Donne, cercando di riscrivere un accordo raggiunto a Pechino oltre trent’anni prima. A nome di altri 25 Stati membri, il Belgio ha quindi proposto una “mozione di non intervento” per bloccare la proposta; Pakistan e Cile sono stati gli unici due Paesi a votare con gli Stati Uniti contro la mozione, 23 Stati hanno votato contro la risoluzione anti-trans – fra cui l’Italia – e 17 si sono astenuti. María Paula Perdomo dell’organizzazione per i diritti LGBTQ+ Outright International ha definito il voto “un momento cruciale, in cui il mondo ha detto agli Stati Uniti che la questione si ferma qui”, richiamando tutti a rispettare le procedure e a basarsi sulla verità nelle proposte future.

Dal punto di vista dell’Italia, Giorgio Marrapodi, rappresentante permanente d’Italia presso le Nazioni Unite a New York, ha precisato che, pur condividendo con il Belgio la critica formale alla proposta statunitense – cioè la mancata consultazione degli altri Stati e la presentazione tardiva del testo – il nostro Paese concorda con l’interpretazione di “genere” come “riferito esclusivamente a maschio, femmina, binario in base al sesso alla nascita”. In pratica, l’Italia ha votato contro la risoluzione USA per motivi procedurali, ma secondo le sue dichiarazioni ufficiali resta allineata alla concezione promossa dall’amministrazione Trump, secondo cui il genere si identifica esclusivamente con il sesso binario biologico alla nascita.

La risoluzione fallita è arrivata dopo che gli Stati Uniti non erano riusciti a introdurre emendamenti alle conclusioni concordate della CSW, emendamenti che prevedevano, tra le altre cose, la ridefinizione del genere in senso strettamente biologico e alignment con le posizioni dell’amministrazione Trump su uguaglianza di genere, diversità, equità e inclusione (DEI), diritti riproduttivi, cambiamento climatico e regolamentazione digitale. Una volta respinti gli emendamenti, gli Stati Uniti hanno imposto una votazione sulle conclusioni concordate, determinando la prima mancata adozione per consenso del documento in 70 anni di storia della conferenza: gli USA sono stati l’unico Stato a votare contro il pacchetto finale, che rappresenta le priorità e le linee guida della Commissione sulla parità e sulla giustizia di genere per la comunità internazionale.
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