Perugia, il tribunale condanna per omobitransfobia chi insultò Omphalos nel 2019

Nel 2019, l'associazione LGBTQIA+ Omphalos ha ricevuto una raffica di insulti e minacce omobitransfobiche sui social in calce ad un post su Facebook dedicato al Perugia Pride. Tra le frasi più gravi figurano: “Al rogo”, “ve ce vorrebbe il fascismo almeno lo provate”, “giù di manganello”, “figli di cani fr*ci di merda”, “merce da termovalorizzare”, “radere al suolo per il bene dei normali” e “se comandavo io eravate tutte saponette”.
L'associazione ha sporto denuncia e le indagini svolte dalla Polizia Postale hanno portato al rinvio a giudizio di nove persone per reati di minaccia, istigazione alla violenza, diffamazione e apologia di fascismo.
Ora si è chiuso l'ultimo dei nove procedimenti penali. Il Tribunale di Perugia, il 26 febbraio 2026, ha condannato l'imputato per diffamazione aggravata ai danni di Omphalos e altre associazioni LGBTQIA+ impegnate nella tutela dei diritti. La pena è pecuniaria, con risarcimento di 4.000 euro per ciascuna parte civile (Omphalos APS, difesa dall'Avv. Elena Bistocchi, e Rete Lenford – Avvocatura per i Diritti LGBTI, con l'Avv. Sascha Soli), più rimborsi spese.
Cinque imputati avevano già evitato il processo con la messa alla prova: lettera di scuse e risarcimento a Omphalos. Gli altri procedimenti si sono conclusi con riti alternativi o trasferimenti.
La sentenza conferma la gravità delle condotte diffamatorie, lesive dell'immagine e dell'attività delle associazioni. È un segnale forte contro attacchi discriminatori a chi lotta per l'uguaglianza, ribadendo il ruolo di Omphalos e Rete Lenford nella difesa della dignità LGBTQIA+.
L'associazione non si ferma: il suo gruppo legale ha già denunciato nuovi commenti d'odio ricevuti via social tra il 2024 e il 2025, per iniziative e campagne. “Se c’è ancora qualcuno che pensa di poter seminare odio e violenza contro persone omosessuali e transessuali senza conseguenze, farà bene a ricredersi. Chi semina odio raccoglierà denunce”, avverte Omphalos.