PPE ed estrema destra affossano il report Zan in Europa

Il Partito Popolare Europeo ha scelto di voltare le spalle alla coalizione europeista, affossando in Commissione Affari Costituzionali la relazione sui diritti fondamentali curata dall'eurodeputato Alessandro Zan.
Il voto segna una rottura profonda, poiché vede il gruppo di Manfred Weber compattarsi con la destra di ECR e l'estrema destra dei Patriots, la stessa galassia politica di Meloni, Salvini e AfD, per neutralizzare un documento che puntava a trasformare la Carta dei diritti dell'Unione da semplice manifesto simbolico a strumento operativo e vincolante.
Il testo di Zan proponeva misure concrete per garantire tutele uniformi alle famiglie omogenitoriali in ogni Stato membro, l'adozione di una direttiva antidiscriminazione e sanzioni severe contro i crimini d'odio, prevedendo persino la sospensione dei fondi europei per quei Paesi che avessero calpestato tali principi. È probabile che sia stato proprio questo meccanismo sanzionatorio a spaventare i Popolari, spingendoli a un clamoroso dietrofront dopo mesi in cui avevano collaborato attivamente alla stesura del report, chiedendo e ottenendo modifiche in uno spirito di apparente mediazione.
Un simile ribaltamento improvviso non solo svuota il lavoro istituzionale svolto finora, ma mette in discussione la natura stessa del PPE, che secondo Zan avrebbe ormai smesso di essere una forza autenticamente europeista per costruire un asse politico con i sovranisti, ignorando persino l'impegno profuso dalla Presidente Metsola su questo dossier. Le dure critiche di Sandro Gozi rafforzano questa tesi, evidenziando come la leadership di Weber stia scivolando verso posizioni sempre più vicine a chi l'Europa vorrebbe indebolirla, creando una frattura che mina la fiducia tra i gruppi parlamentari e interroga direttamente Ursula von der Leyen sul posizionamento futuro della sua maggioranza.
Il caso della Relazione Zan non sembra essere un episodio isolato, ma l'ennesimo tassello di un mosaico politico che vede i Popolari sempre più inclini a coordinarsi con la destra radicale, come già accaduto sul regolamento rimpatri, confermando una deriva che rischia di rendere i diritti civili merce di scambio nei giochi di potere di Strasburgo.
Esulta il leghista Simone Pillon, sostenendo che l'omofobia sarebbe un pregio e che il contrasto alla discriminazione sarebbe "lagna lgbt":

Ovviamente i bambini vittima di bullismo non ringrazieranno Pillon, che risposderà alla storia del suo impegno nel fomentare l'odio degli omofobi:

Forse sarebbe ora che siano gli omofobi come la signora patrizia a dover essere arginati nel loro odio e nella loro insolenza.