Se la vita di tre minori diventa un reality politico

Dicono che i ragazzi di 17 anni sarebbero troppo piccoli per poter fare educazione sessuale a scuola. Ma un bambino cresciuto analfabeta in un bosco, senza contatti col mondo e senza televisione, sarebbe perfettamente in grado di orchestrare uno sciopero della fame a favore di telecamera.
A meno che Pillon e Coghe non siano convinti di parlare a dei deficienti, magari potrebbero domandarsi se una certa madre potrebbe detto al figlio di non magiare per cercare di sfruttarlo per il suo tornaconto.

Al di là di tutto, resta vergognoso il presappochismo con cui la destra populista vorrebbe cavalcare una dedicata situazione al vaglio dei servizi sociali, invitando la gente ad esprimere giudizi e a contestare pareri professionali sulla base dei propri sentimenti di pancia.
La vita di tre minori è stata trasformata in un Grande Fratello, dove si racconta che è votando "si" al referendum contro la giustizia che li si potrà rimandare nel tugurio. E pazienza se quel referendum non ha nesso alcuno con la vicenda, la destra è pronta a sacrificare la vita e le tutele che hanno salvato migliaia di adolescenti pur di usare un caso mediatico per il loro tornaconto.
Perché ammesso sia vero che il bimbo non mangia, in tantissimi politici fanno la fila per mangiare sulla sua pelle.