Trump deporta in Marocco una lesbica che subiva violenze per la sua sessualità

Il dramma di Farah, giovane lesbica marocchina di 21 anni, rappresenta uno dei capitoli più oscuri delle attuali politiche migratorie statunitensi. Dopo essere fuggita dalle violenze che subiva in famiglia nel proprio Paese a causa del suo orientamento asessuale, si è scontrata con l'omofobia trumpiana che ha ignorato i provvedimenti legali emessi in sua tutela, trasformando la sua richiesta di asilo in un incubo di deportazioni forzate e pericoli mortali.
La storia di Farah inizia con la scoperta, da parte della sua famiglia e di quella della sua compagna, della loro relazione. Entrambe le ragazze sono state vittima di brutali aggressioni fisiche, una violenza che le ha spinte a una fuga disperata attraverso il Brasile e diversi altri Paesi, fino a raggiungere il confine statunitense all'inizio del 2025. Una volta arrivate negli Stati Uniti, le due giovani hanno richiesto asilo politico, sperando di trovare quella sicurezza che il Marocco non poteva garantire.
Per quasi un anno, Farah è stata detenuta tra Arizona e Louisiana in condizioni definite precarie e degradanti, caratterizzate da freddo intenso, assistenza medica insufficiente e una costante pressione psicologica. Sebbene la sua prima richiesta di asilo fosse stata respinta, nell'agosto 2025 un giudice aveva emesso un ordine tassativo: il divieto di deportazione in Marocco, riconoscendo il reale pericolo di vita per la giovane. Tuttavia, l'amministrazione Trump ha agito con una rapidità brutale, ignorando l'ordinanza del tribunale. Mentre la sua compagna veniva rimpatriata forzatamente, Farah è stata vittima di una manovra di "rimpatrio terzo".
Tre giorni prima dell'udienza che avrebbe potuto sancire la sua liberazione, l'ICE l'ha imbarcata su un volo diretto in Camerun, un Paese a lei totalmente estraneo e dove l'omosessualità è perseguibile con pene fino a cinque anni di carcere. Dopo una breve e tesa detenzione a Yaoundé, Farah è stata infine rispedita in Marocco.
La sua vicenda non è isolata: nello stesso volo erano presenti altre nove persone protette da ordini giudiziari simili. Questa operazione fa parte di un programma di rimpatrio massiccio costato 40 milioni di dollari, che vede gli Stati Uniti collaborare con numerosi Paesi africani per gestire le espulsioni dei migranti.
Il destino di Farah si intreccia con un cambiamento politico globale: lo scorso 10 febbraio 2026, l'Unione Europea ha approvato una riforma ispirata al "modello Albania" di Giorgia Meloni, che include il Marocco nella lista dei "Paesi sicuri". Questa classificazione ignora però la realtà del Codice Penale marocchino, dove l'articolo 489 punisce ancora gli atti omosessuali con la reclusione fino a tre anni. Oggi Farah vive in clandestinità nel suo Paese d'origine, schiacciata dal terrore di essere rintracciata dalla famiglia o dalle autorità.
"Quello che mi hanno fatto è crudele", ha dichiarato, sintetizzando in poche parole il tradimento di un sistema internazionale che avrebbe dovuto proteggerla.