Ungheria, prigionieri ucraini usati come arma di propaganda per Orbán: l’ombra del Cremlino sul voto di aprile


A poco più di un mese dalle legislative ungheresi del 12 aprile 2026, emergono nuove accuse sul rapporto privilegiato tra il governo di Viktor Orbán e la Russia di Vladimir Putin.
Il Centro ucraino per le Comunicazioni Strategiche e la Sicurezza Informativa (SPRAVDI) ha reso noto il 6 marzo che Mosca starebbe costringendo prigionieri di guerra ucraini a registrare video dal contenuto filo-Cremlino e favorevoli a Orbán, promettendo in cambio il trasferimento in Ungheria.
Si tratterebbe di materiale pensato per alimentare la narrativa anti-Ucraina del premier ungherese, che negli ultimi mesi ha ripetutamente minacciato di bloccare nuovi fondi europei destinati alla difesa di Kyiv.

Il racconto di Oleksiy Chorpita
Oleksiy Chorpita, militare ucraino originario della Transcarpazia, è stato liberato solo nel 2025 dopo una lunga prigionia in strutture controllate dalla Russia. Secondo la sua testimonianza, già nel 2023, mentre era detenuto in un carcere nella città occupata di Horlivka, gli fu proposto di partecipare a uno scambio di prigionieri con destinazione Ungheria, non Ucraina.
La condizione imposta era chiara: registrare un video in cui attaccava le autorità ucraine e lodava la Russia, presentando in modo positivo le condizioni di detenzione e il sistema carcerario del paese aggressore. Chorpita rifiutò, e proprio per questo non fu inserito in quello scambio, restando in mano russa fino all’anno successivo.
Dopo la liberazione, il soldato ha spiegato perché circolano online video di prigionieri ucraini che ringraziano Mosca: nella maggior parte dei casi, ha detto, si tratta di dichiarazioni estorte con pressioni e minacce, destinate a scopi di propaganda.
Pubblicare quei filmati sui media di altri paesi significa, secondo lui, amplificare la macchina comunicativa russa e, di fatto, contribuire alla sua aggressione contro l’Ucraina.

I due prigionieri con passaporto ungherese
Il 4 marzo, durante un incontro a Mosca con il ministro degli Esteri ungherese Péter Szijjártó, Vladimir Putin ha annunciato il rilascio di due militari ucraini con doppia cittadinanza ungaro‑ucraina, presentando il gesto come un “atto umanitario” nei confronti dell’Ungheria. Una volta arrivati a Budapest, un’emittente televisiva ungherese ha diffuso un video in cui i due ringraziavano i loro carcerieri russi per aver salvato loro la vita.

Il ministero degli Esteri ucraino ha definito l’episodio una dimostrazione di “cinismo”, accusando Mosca e Budapest di trasformare la liberazione di prigionieri in un’arma di comunicazione politica a ridosso di un voto che mette in difficoltà il partito di governo Fidesz.
Sul fronte interno, Fidesz è tallonato e in alcuni sondaggi superato da Tisza, la formazione guidata dall’ex alleato di Orbán, Péter Magyar, che propone una linea più moderata e decisamente filo‑UE.
Magyar è appoggiato da figure dell’opposizione urbana e verde‑liberale, tra cui il sindaco di Budapest Gergely Karácsony, da tempo nel mirino dell’esecutivo per aver sostenuto, fra le altre cose, il Budapest Pride.
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