Il Governo ha ulteriormente limitato il diritto di manifestazione

Il nuovo decreto sicurezza (d.l. 23/2026) introduce misure controverse che limitano la libertà di manifestazione e ampliano i poteri della polizia con fermi preventivi. Approvato dal Consiglio dei Ministri a febbraio 2026 ed entrato in vigore il 25 febbraio, il provvedimento solleva critiche per possibili violazioni costituzionali.
L'articolo 7, comma 2, del decreto introduce un nuovo art. 11-bis nel d.l. 59/1978, consentendo a polizia e carabinieri di accompagnare e trattenere fino a 12 ore persone durante operazioni preventive in vista di manifestazioni pubbliche. La misura si applica se si sostiene esista un "fondato motivo di ritenere" che il soggetto possa porre in essere condotte pericolose per il pacifico svolgimento dell'evento, senza che quelle accuse vadano provate o convalidate da un giudice. Inoltre il decreto inasprisce sanzioni per cortei non preavvisati al Questore, con multe più pesanti, e punisce chi devia dall'itinerario creando pericoli o intralci ai soccorsi.
Esperti denunciano rischi per l'art. 13 Cost. (libertà personale), 17 (riunione pacifica) e 21 (manifestazione del pensiero), per l'ampia discrezionalità poliziesca e mancanza di controllo giurisdizionale preventivo. La misura, vista come "diritto penale del sospetto", potrebbe favorire abusi basati su precedenti remoti o segnalazioni non verificate, comprimendo il dissenso senza pericolo attuale concreto.
l CSM e associazioni come Magistratura Democratica criticano l'eccessiva anticipazione preventiva, paragonandola a normative degli anni '70 ma in assenza di emergenze terroristiche.