Il pastore che accusava i gay di “deviare i bambini” si è dichiarato colpevole di abusi sessuali su una 14enne

Silas H. Shelton, 49 anni e pastore della Blanchester Community Church di Wilmington, in Ohio, divenne l'idolo della destra "cristiana" per le sue prese di posizione anti-gay nelle scuole e per aver attaccato pubblicamente la serie Heartstopper ritenendola “pericolosa” per i minori.
Il 20 aprile 2026 ha raggiunto un accordo con l’accusa e si è dichiarato colpevole di reati sessuali su una 14enne dopo aver inizialmente negato le accuse.
Shelton ha modificato la sua dichiarazione da “non colpevole” a “colpevole” per tre capi d’accusa di reati sessuali illeciti con una minorenne, ottenendo una riduzione delle accuse più gravi (stupro, violenza sessuale aggravata e violenza sessuale rimosse dall’imputazione). Gli episodi riguardano le violenze su una ragazzina, membro della sua congregazione, con abusi iniziati nel settembre 2019 e proseguiti fino a dicembre 2019, quando la vittima era ancora minore.
In base all’accordo, rischia una pena detentiva compresa tra 12 e 60 mesi, con una pena massima teorica di 15 anni se le condanne fossero imposte in serie. La sentenza arriverà il 22 giugno 2026.
I pubblici ministeri hanno sottolineato che Shelton ha sfruttato la sua posizione di autorità pastorale per adescare e manipolare la vittima, incontrandola anche in contesti extra‑religiosi (ad esempio quando lavorava per la sua impresa edile). Dopo il periodo di abusi, nel 2025 ha continuato a contattare la vittima in modo molesto tramite telefonate, messaggi, e‑mail e social media, arrivando a segnalazioni false al suo datore di lavoro, con conseguente disagio psicologico documentato.
Prima del suo arresto, Shelton si era distinto per le posizioni omofobe espress3 alle riunioni del consiglio scolastico del distretto di Wilmington: denunciava la presenza di bandiere arcobaleno e sosteneva che la presenza di libri come Heartstopper di Alice Oseman nelle scuole costituisse un “rischio per la salute mentale” dei ragazzi, che “non dovrebbero mai esplorare la propria sessualità”.