Il Teatro La Fenice interrompe ufficialmente ogni rapporto con Beatrice Venezi

Attraverso il sovrintendente Nicola Colabianchi, la Fondazione Teatro La Fenice ha annunciato di aver deciso di “annullare tutte le collaborazioni future” con la maestra Beatrice Venenzi. La decisione è stata motivata con le “reiterate e gravi dichiarazioni pubbliche” dall'esponente di strema destra, definite “offensive e lesive del valore artistico e professionale” della Fondazione e della sua orchestra.
La rottura è stata innescata da un’intervista rilasciata a La Nación il 23 aprile, in cui Venezi ha parlato di un’orchestra in cui i posti “si passano praticamente di padre in figlio”, rivendendo il proprio ruolo di conduttrice non proveniente da una famiglia di musicisti e di prima donna alla guida della Fenice. Le dichiarazioni sono state lette come un’accusa di nepotismo e conflitto diretto con l’immagine del teatro, con la Fondazione che ha sottolineato come tali affermazioni siano “incompatibili” con i suoi principi e con il rispetto dovuto ai professori d’orchestra.
La tensione tra Venezi e l’orchestra era però già alta da mesi: la nomina, decisa lo scorso settembre con un incarico di quattro anni a partire dal 1° ottobre 2026, aveva suscitato malumori per la percepita distanza tra il suo curriculum e il prestigio della Fenice. Musicisti e coro avevano manifestato in platea durante la prima della scorsa stagione e al concerto di Capodanno 2026 con volantini e spille con la chiave di violino, mentre a marzo si erano dimessi il consulente Domenico Muti e il consigliere Alessandro Tortato, nominato dal governo.
La RSU dei lavoratori ha parlato di “profonda costernazione”, definendo le parole della direttrice “gravi, false e offensive” e incompatibili con un rapporto di fiducia.