Il Timone irride i cattolici che promuovono l'inclusione


Provoca un certo disagio osservare come la destra "cristiana" appaia più spaventata da chi si ama che da chi è pronto a bombarda bambini e civili per un po' di petrolio.
Da sempre attivi nella promozione dell'omofobia, i signori de Il Timone arrivano a ipotizzare scismi pur di impedire che le famiglie gay possano essere benedette:



L'articolo di tale Paola Belletti pare cosparso di scelte retoriche, pregiudizi sottostanti e incongruenze logiche nel modo in cui l'autrice presenta lo scontro tra la Chiesa tedesca e la Santa Sede.

Sebbene l'articolo voglia apparire come una "difesa" dell'ortodossia cattolica, utilizza un linguaggio che tende a emarginare le coppie dello stesso sesso e a delegittimare il loro percorso.
L'autrice descrive le persone coinvolte come "coppie assetate di benedizione", con un tono quasi canzonatorio che dipinge una richiesta spirituale come una pretesa smodata o disperata, piuttosto che come una legittima necessità pastorale. Inoltre l'articolo definisce i sacerdoti che rifiutano queste benedizioni come gli unici "ancora cattolici", quasi si ritenesse che il cristianesimo sia una religione fondata sulla discriminazione.
Raggruppando costantemente le relazioni omosessuali sotto la categoria di "irregolari", il testo rinforza uno stigma di inferiorità, suggerendo che tali unioni siano intrinsecamente "fuori ordine" rispetto alla dignità delle altre persone. E non va meglio con il paragone tra i sacerdoti contrari alle benedizioni e la "caccia alle streghe" contro i medici obiettori sull'aborto, in una evidente esagerazione retorica. Serve a vittimizzare una parte del clero, equiparando un semplice invito alla collaborazione pastorale a una persecuzione violenta e ideologica.

Inoltre l'articolo presenta diverse tensioni interne e paradossi riguardo al concetto di autorità e comunione. L'autrice deride il cammino sinodale tedesco, affermando che non è più un camminare insieme. Tuttavia, critica ferocemente proprio il tentativo della Chiesa tedesca di muoversi verso una direzione nuova. C'è una contraddizione nel lamentare la mancanza di un "cammino" e, allo stesso tempo, condannare ogni passo compiuto in una direzione che non sia l'immobilismo.
Inoltre, mentre invoca la comunione, l'autrice alimenta la divisione etichettando gran parte del clero tedesco come non più cattolico. Non si può difendere la "comunione" universale e contemporaneamente suggerire l'epurazione di chi ha una visione pastorale differente.

L'articolo prova persino a il documento vaticano "Fiducia Supplicans", sostenendo che abbia "aumentato la confusione". Eppure, l'autrice usa proprio l'autorità di Roma (e la figura del Papa) come un'arma per attaccare i vescovi tedeschi. In pratica, l'autorità romana è valida solo quando coincide con il pensiero dell'autrice, ma viene definita "confusa" quando apre a nuove possibilità.
Viene difesa strenuamente l'obiezione di coscienza dei sacerdoti "conservatori". Tuttavia, non viene mostrata alcuna considerazione per la coscienza dei vescovi e dei sacerdoti che sentono il dovere morale e pastorale di non escludere nessuno dalla benedizione di Dio. La "libertà" invocata sembra valere solo per chi vuole negare il rito, non per chi vuole celebrarlo.
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