L'ode alla discriminazione sul posto di lavoro del leghista Pillon

Lo chef Cappuccio è stato condannato per discriminazione in seguito all'annuncio di lavoro in cui chiedeva che i dipendenti fossero eterosessuali e di destra.
A difendere la sua condotta illegale è stato il solito Pillon, da sempre in prima linea nella difesa di ogni forma di odio e discriminazione verso i gruppi sociali che risultano vittime della sua incessante e violenta persecuzione. Oggi prova a sostenere che la discriminazione sarebbe und diritto e che un datore di lavoro dovrebbe poter "assumere chi gli pare", anche se la legge chiarisce chiaramente il limite tra legittima scelta e discriminazione incostituzionale.
Il leghista arriva persino a scrivere che il datore di lavoro avrebbe ogni diritto di volere "collaboratori in sintonia con i suoi valori". Quindi, non solo sostiene che omofobia e censura delle idee sarebbero "valori", ma propone un mondo in cui il datore di lavoro sarebbe una sorta di führer autorizzato ad imporre le sue opinabili idee politiche e sociali ai dipendenti.

Per risultare più drammatico, sostiene persino di vedere "assunzioni pubbliche solo per chi ha la tessera di un partito di sinistra", anche se poi la loro Venezi è figlia di un dirigente di Forza Nuova. E chissà dove avrà visto "dei cartelli che vietano l'ingresso nei locali agli ebrei", dato che a metterli erano quei loro avi che vengono ancora celebrati con la fiamma che campeggia sul simbolo della loro Meloni.
Non meno assurdi sono i commenti dei suoi proseliti. Una tizia accusa di "fascismo" chi ritiene che un datore di lavoro non possa imporre le sue idee personali ai dipendenti. E vede anche "campi di concentramento" in chi non condivide la loro aspirazione ai loro campi di deportazione in Albania.

Non manca chi sostiene che gay e antifascisti porterebbero malattie, promettendo soldi a chi incarna disvalori incostituzionali:

Insomma, il loro sogno è un regime illiberale in cui sia fatto divieto non essere Pillon.