Turchia, 11 attivisti a processo per aver pubblicato baci gay sui social


In Turchia, undici attivisti di Genç LGBTI+, tra cui l'ex presidente di Amnesty International Turchia Kerem Dikmen, sono finiti davanti al 47° Tribunale Penale di Primo Grado di Smirne. L'accusa è di "agevolazione della pubblicazione di materiale osceno" ex articolo 226 del Codice Penale turco (TCK), "costituzione di un'associazione per fini illeciti" ex articolo 32/1(p) della Legge sulle Associazioni, e violazione dell'articolo 41 della Costituzione sulla "tutela della famiglia e dei diritti dei minori".
La colpa? Le autorità contestano post social del 2019-2022 con illustrazioni di baci tra persone dello stesso sesso pubblicate dai social. Un atto che Trump. Putin e Pillon non potrebbero mai sopportare e per cui la destra sostiene serca il carcere quale mirra repressiva contro chi promuove inclusione.

Tutto ha avuto inizio nel 2024, con un'indagine del Ministero dell'Interno. Nonostante una prima perizia della Procura di Smirne avesse escluso l'oscurità dei post, l'11 dicembre 2025 il Tribunale civile li ha ribaltati, bollandoli come contrari ai "valori morali della società" e all'articolo 41, che pone la famiglia come "fondamento della società turca". Risultato: chiusura forzata dell'associazione e rischio di tre anni di carcere più sospensione dei diritti civili per gli imputati. Non è un caso isolato – dal 2021, almeno altre sei associazioni LGBTQ+ hanno subito lo stesso destino.

Durante l'udienza, le difese hanno ribaltato il discorso. "Non si giudicano le nostre azioni, ma la nostra esistenza: se quelle immagini mostrassero coppie etero, non saremmo qui", hanno argomentato gli attivisti, enfatizzando come l'associazione abbia sempre operato entro il suo statuto. Sena Yazıbağlı ha chiuso sventolando la bandiera arcobaleno: "Questo processo attacca la visibilità LGBTQ+, che inquieta la maggioranza, sotto il pretesto della moralità pubblica". Un comunicato post-udienza ha insistito: l'atto d'accusa non punta a reati specifici, ma al diritto di esistere e organizzarsi.

Reazioni immediate non si sono fatte attendere. Burcugül Çubuk, deputata di Smirne del Partito della Sinistra Democratica, ha dichiarato: "La bandiera LGBT+ simboleggia la libertà di tutti; questi attacchi colpiscono le nostre vite". Kerem Dikmen, avvocato e imputato, ha aggiunto ad AFP: "È una politica di esclusione dalla sfera pubblica, un assalto a espressione e associazione. Attività legali vengono criminalizzate per disumanizzare".
Sul fronte internazionale, Amnesty International ha lanciato i una petizione chiamata "Difensori dei diritti LGBT+ sotto processo", chiedendo il ritiro delle accuse: "Sconvolgente perseguire questi difensori dopo una perizia favorevole; ora minacciano il consiglio direttivo di un'organizzazione vivace", ha detto Esther Major, vicedirettrice per l'Europa. Ilga-Europe e oltre 45 gruppi per i diritti umani hanno sollecitato Turchia, UE e Consiglio d'Europa a fermare le discriminazioni. Gli attivisti hanno anche impugnato la sentenza di scioglimento del dicembre 2025. "Non molleremo i diritti umani; usano noi per intimidire la società", ha tuonato Dikmen.
la prossima udienza si terrà il 14 ottobre 2026.
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