Ungheria, la Corte di Giustizia UE ha condannato la legge anti-lgbt+ di Orbán


Oggi è arrivata una sentenza storica. La Corte di Giustizia dell'Unione Europea, il tribunale supremo d'Europa che verifica il rispetto dei valori comuni nei paesi membri, ha condannato l'Ungheria per la legge anti-LGBTIQ+ varata da Viktor Orbán nel 2021. La norma, che equiparava gay, lesbiche, bisessuali e trans a temi "da adulti" come violenza o pornografia, dovrà essere abrogata immediatamente.

Contro Budapest si erano schierati Commissione, Parlamento e 16 Stati su 27 (tra cui non c'era l'Italia). Per la prima volta, tutti e 27 i giudici si sono riuniti in plenaria: un segnale di eccezionale gravità. la sentenza prevede ben quattro condanne:
  1. Mercato unico: La legge blocca libri, serie e contenuti digitali LGBTIQ+, violando la libera circolazione di servizi e beni. È un "muro" nel mercato comune.
  2. Diritti fondamentali: Viola la Carta UE su non discriminazione (per orientamento sessuale e identità di genere, protetta per la prima volta esplicitamente), vita privata/familiare, espressione e dignità.
  3. Privacy: Tratta dati sensibili (orientamento e identità di genere) senza base legale, infrangendo il GDPR.
  4. Valori fondanti: Per la prima volta, viola l'Articolo 2. La Corte: "È contraria all'identità dell'Unione". Nessun paese può invocare la "propria identità nazionale" per emarginare un gruppo.

L'Ungheria deve cancellare la legge e tutto ciò che ne deriva: divieto di Pride in Costituzione, riconoscimento facciale ai cortei, pene per organizzatori. L'intero sistema discriminatorio di Orbán è stato abbattuto dal diritto UE.
E in tutta Europa chi invocherà "protezione bambini", "valori tradizionali" o "sovranità" per limitare la visibilità LGBTIQ+ verrà sottoposto all'applicazione del diritto europeo.
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