Alex Palmieri torna alla musica con Pay To Play


Quindici anni dopo il debutto discografico con Move, Alex Palmieri è tornato alla scena musicale con Pay To Play, un singolo in inglese che fonde sonorità pop anni 2000 con una sensibilità contemporanea. Dopo anni di esibizioni nei locali italiani, partecipazioni a eventi come EuroPride e apparizioni televisive, Palmieri aveva interrotto la carriera musicale nel 2021 con un post su Facebook che definì «orribile» da scrivere: annunciò una pausa che all’epoca interpretò come un fallimento personale.

Negli anni seguenti ha cambiato traiettoria: ha costruito una carriera di creator su piattaforme a pagamento, ottenendo grande seguito e riconoscimenti internazionali, lavorando anche come attorne di film gay per soli adulti con importanti case di produzione. Nonostante il successo nel nuovo campo, la musica restava una parte centrale della sua identità artistica. Pay To Play segna ora il suo ritorno dopo quasi cinque anni di silenzio.

Il brano, cantato in inglese, gioca sull’antitesi tra un sound nostalgico—che rimanda alle boyband e al pop di inizio anni 2000—and un testo diretto e adulto. «Questo brano è una dichiarazione vera e propria: puoi comprare una fantasia, non la persona», spiega Palmieri, sottolineando che Pay To Play vuole essere «la mia ridefinizione di artista pop», portando sul palco esperienze personali, talvolta controverse ma autentiche.
Il testo racconta parte dell’esperienza vissuta dall’artista negli ultimi cinque anni: «Puoi comprare la fantasia, ma non avrai tutto di me. Il mio cuore non è in vendita», recita il ritornello, che sintetizza il messaggio del pezzo: nella vita e nello spettacolo spesso tutto ha un prezzo, ma l’essenza personale resta intoccabile. «In sostanza — aggiunge Palmieri — bisogna pagare per giocare».

Nell’intervista rilasciata a Biccy, Palmieri ripercorre la sua svolta professionale e personale. Al ragazzo del 2021 direbbe di non considerare la pausa come un fallimento: «Per tanto tempo ho pensato di aver perso qualcosa allontanandomi dalla musica, mentre oggi capisco che probabilmente avevo bisogno di sopravvivere emotivamente a quel periodo». Consiglia di non misurare il proprio valore con numeri e approvazione esterna e di accettare percorsi di vita diversi da quelli pianificati.
Sulla sua esperienza come creator, racconta di non aspettarsi tanto successo all’inizio. «Venivo da un mondo diverso e pensavo che fosse temporaneo. Invece ho costruito un percorso reale, con pubblico e collaborazioni internazionali», dice, ricordando anche un premio recente che ha confermato la crescita della sua carriera. Ma il riconoscimento porta con sé anche pressioni: «Questo mondo può dare tanto, ma è intenso mentalmente ed emotivamente». Per Palmieri la differenza fondamentale tra i due mondi è la libertà offerta dalle piattaforme: economica ed espressiva, che gli ha permesso di creare senza dover aspettare concessioni esterne. Il lato più difficile, invece, è la riduzione dell’individuo a fantasia o etichetta.

Riguardo al futuro musicale, Palmieri mantiene prudenza: pubblicare Pay To Play è stato emotivamente importante e spera che non resti un episodio isolato. «La musica è una parte fondamentale di me — dice — ma questa volta voglio tornare con autenticità, passo dopo passo, senza rincorrere tutto in modo compulsivo».
Sulle esperienze rimaste inedite, l’artista ammette che molte storie sarebbero materiale per una serie TV: tra tv, club di Miami e set di video musicali ha vissuto «un rollercoaster» di situazioni estreme. Le esperienze più significative, però, sono spesso quelle intime: lunghe notti in alberghi stranieri e il senso di solitudine che può accompagnare una vita molto intensa. «Molti vedono solo il glamour, ma dietro c’è stato tanto caos emotivo e momenti in cui mi sono sentito scollegato da me stesso», conclude.
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