Azzurra Barbuto e il festival del risentimento


Quando non pubblica inneggianti al duce, la signora Azzurra Barbuto sembra costantemente incline a cavalcare l'intolleranza. Davanti ai drammatici fatti di Modena, Barbuto si lancia in un'acrobazia retorica per giustificare l'insulto libero: estrapola lo sfogo violento di una mail dell'attentatore risalente a cinque anni fa per rivendicare il presunto diritto di utilizzare pubblicamente l'espressione "bastardo islamico".
Secondo la sua singolare logica, l'insulto pronunciato da un singolo individuo, con evidenti problemi psichiatrici, la autorizzerebbe a generalizzare l'offesa contro un'intera confessione religiosa che conta circa due miliardi di fedeli nel mondo.



Una persona qualunque penserebbe che l'obiettivo civile sia quello di non insultare nessuno. Per Azzurra Barbuto, invece, la reazione matura consiste nel fare "specchio riflesso" come all'Asilo Mariuccia, abbassando il livello del dibattito pubblico e sdoganando un vocabolario d'odio. Il problema non è solo l'infantilismo della tesi, ma l'evidente volontà di soffiare sul fuoco del pregiudizio religioso.

L'effetto di questa retorica è d'altronde immediato: fomentare la frangia più intollerante e rancorosa della rete, che raccoglie l'invito e si scatena nei commenti con toni di questo tenore:



Nonostante le indagini e i riscontri medici parlino chiaro, la narrazione della "minaccia terroristica organizzata" viene mantenuta in vita artificialmente per alimentare paure irrazionali. Una strategia comunicativa pericolosa, utile solo a offrire una sponda ideologica a sentimenti razzisti e a pulsioni violente che con la giustizia e la sicurezza non hanno nulla a che fare.
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