Con buona pace per il pastore Carollo, non è lui a decidere chi sia italiano


Molte delle opinabili teorie espresse dal pastore evangelico Luigi Carollo parrebbero incentrate su una sorta di suprematismo. Per anni ha sostenuto che lui dovrebbe godere di maggiori diritti civili perché eterosessuale. Ora sostiene che lui sarebbe migliore dei musulmani perché si chiama Luigi e non Mohamed.
Ci spiega anche che lui se ne frega delle leggi vigenti e che avrebbe stabilito che la cittadinanza non conterebbe niente, perché ad importare dovrebbe essere solo la sua intolleranza. Quindi, a suo dire, a renderci italiani non sarebbe la cittadinanza ma il professare la sua presunta religione, in barba ad una mezza dozzina di principi costituzionali su laicità e libertà di culto.
In pratica, pare un Lucius Malfoy che odia i babbani e teorizza la supremazia dei "purosangue".



Il fatto che Carollo voglia associare i musulmani ai terroristi e che cerchi di creare paure appare molto grave. Ma forse è un atteggiamento normale per un pastore che elargisce cuoricini al commento del giocatore Andrea Vani e alle sue affermazioni secondo cui i concetti che escono fuori "sono una merda" quando "si ragiona col deretano" in una chiarissima allusione omofoba.





Ovviamente ci attribuisce anche false parole, dato che certamente non abbiamo mai affermato ciò che sostiene. Inoltre, chi paga le tasse in Italia viene curato a spese del sistema sanitario pubblico e quindi da chi pasa le tasse, come tutti quei i cittadini che hanno la cittadinanza italiana anche se lui e Carollo non vorrebbero. Far leva sull'egoismo e cercare di usare il denaro come legittimazione alla discriminazione non pare molto corretto.

Poco dopo, il pastore parrebbe approvare anche le critiche della signora Enza Maria Burgio:





Saremmo volgari se dicessimo alla signora dove può metterselo il suo corso?
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