Dieci anni di unioni civili in Italia

L'11 maggio 2016 il Parlamento italiano approvava la legge sulle unioni civili tra persone dello stesso sesso, aprendo una nuova fase nella storia dei diritti civili del paese. Dieci anni dopo, quella legge ha accompagnato quasi 22.000 matrimoni civili tra coppie omosessuali e ha reso visibili migliaia di famiglie che prima erano invisibili davanti allo Stato. [
Prima dell’approvazione delle unioni civili, le coppie dello stesso sesso non avevano alcun riconoscimento giuridico: non potevano garantirsi la reciproca assistenza in ospedale, la comunione dei beni, il diritto di successione o la tutela del coniuge in caso di morte. La legge n. 70/2016 ha introdotto per le coppie omosessuali un regime molto simile al matrimonio, con obblighi di assistenza, sostegno morale e materiale, e condivisone delle responsabilità quotidiane, pur mantenendo inaccettabili differenze rispetto al matrimonio civile eterosessuale.
Dai dati risultano circa 21.936 unioni civili celebrate direttamente in Italia e oltre 30.000 se si contano anche le trascrizioni dei matrimoni gay avvenuti all’estero. Si registra inoltre una lieve prevalenza di coppie maschili (circa il 54%) rispetto a quelle femminili, a testimonianza del fatto che le unioni civili sono ormai entrate stabilmente nel tessuto sociale del paese.
Nonostante il loro formato molto “matrimoniale”, le unioni civili presentano alcune differenze rispetto al matrimonio tra persone di sesso diverso. Tra queste, l’assenza di un obbligo formale di fedeltà, una disciplina più semplice dello scioglimento (senza necessaria fase di separazione) e una regolazione via via completata solo da sentenze della Corte costituzionale, soprattutto in tema di riconoscimento del legame genitoriale della madre non biologica e di adozione.
L’Italia resta inoltre tra i pochi Stati membri dell’Unione Europea a non aver ancora introdotto il matrimonio egualitario pieno, restando apparentata a Croazia, Cipro, Repubblica ceca, Ungheria e Lettonia dove sono in vigore solo le unioni civili.
Il cammino verso le unioni civili è stato lungo oltre mezzo secolo: dalle prime battaglie degli anni Settanta, ai primi registri comunali simbolici, fino alle sentenze della Corte costituzionale che, a partire almeno dal 2010, hanno riconosciuto il diritto fondamentale a vivere liberamente una condizione di coppia. La legge Cirinnà, che porta il nome della senatrice Monica Cirinnà, è il risultato di pressioni sociali, ricorsi giudiziari e lentissime conversioni politiche.
A dieci anni dalla sua entrata in vigore, la legge sulle unioni civili è vista sia come un “squarcio alla bigotteria” che ha garantito riconoscimenti concreti a migliaia di famiglie, sia come un passo incompleto, perché lascia ancora aperte questioni importanti, come il pieno riconoscimento delle famiglie omogenitoriali e il passaggio al matrimonio egualitario.