Diritti delle vittime, l’Europa riconosce orientamento e identità di genere


Il Parlamento europeo ha approvato una revisione della direttiva sui diritti delle vittime di reato, che estende e rafforza le tutele per chi subisce stalking, violenza, abusi sessuali e reati d’odio.
Approvata con 440 voti a favore, 49 contrari e 84 astensioni, dovrà essere recepita dagli stati membri entro due anni.
Tra le novità più significative, verrà istituita una linea telefonica di supporto gratuita e accessibile in tutta l’Unione (numero 116 006), sarà prevista la possibilità di sporgere denuncia online, sarà garantito il patrocinio a spese dello Stato già dalla fase delle indagini, sarà introdotta la protezione della privacy delle vittime come impostazione predefinita e, per la prima volta in un testo europeo, prevede esplicitamente l’accesso all’aborto sicuro per le vittime di violenza sessuale.

Un elemento politico e giuridico di particolare rilievo riguarda il riconoscimento della vulnerabilità della vittima: orientamento sessuale, identità di genere e disabilità sono infatti inseriti tra i criteri che possono determinare bisogno di protezioni speciali. Quella norma riprende, con carattere vincolante per tutti i Paesi dell’UE, una parte del contenuto dell’articolo 6 del cosiddetto ddl Zan, la proposta di legge italiana che era stata bocciata al Senato nel 2021 dalle destre populiste.

Il voto ha messo in luce una netta spaccatura tra i rappresentanti italiani al Parlamento europeo. Hanno sostenuto il testo i gruppi del Partito Democratico, di Alleanza Verdi e Sinistra e del Movimento 5 Stelle, mentre forze e deputati di destra si sono divisi tra contrari, astenuti o assenti. Tra i voti contrari e le astensioni si registrano posizioni critiche da parte di alcuni gruppi di estrwma destra che criticavano l’esplicitazione di orientamento e identità di genere tra i criteri di vulnerabilità.

Le conseguenze pratiche per l’Italia saranno concrete: una volta pubblicata la direttiva, il governo italiano dovrà adeguare la normativa nazionale entro due anni. Ciò implica l’adozione di misure legislative e amministrative per garantire servizi di supporto, procedure di denuncia accessibili, tutela della privacy e sostegno legale alle vittime considerate vulnerabili. Sul piano sanitario, l’esplicito richiamo all’accesso all’aborto sicuro per le vittime di violenza sessuale impone alle autorità nazionali di predisporre percorsi protetti e tempestivi per le vittime.
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