Fratelli d’Italia stampa "diplomi" di partito per la concessione della cittadinanza


La cittadinanza italiana non è un premio e benché meno una concessione di Giorgia Meloni. È un diritto, spesso conquistato con molti sacrifici, che proprio Fratelli d’Italia vorrebbe rendere un obiettivo sempre più irraggiungibile.
Per questo suscita un certo ribrezzo l’iniziativa del gruppo locale di Fratelli d’Italia di Santa Marinella, che hanno consegnato agli immigrati che hanno ricevuto la cittadinanza dal Comune un “diploma” che ne attesta la concessione e ne attesta la sottomissione a Silvia Sardone.

Giosuè De Felici, responsabile organizzazione dei Giovani Democratici della Provincia di Roma, commenta: “Quanto emerso in queste ore a Santa Marinella è grave e politicamente indecente e istituzionalmente inaccettabile. L’idea di convocare cittadini italiani di recente acquisizione dentro un comitato elettorale per consegnare un presunto “diploma di cittadinanza” con il simbolo di Fratelli d’Italia, a pochi giorni dal voto, rappresenta una delle forme più basse di strumentalizzazione politica che si possano mettere in campo. La cittadinanza italiana non è un premio da consegnare in una sede di partito. Non è un gadget elettorale. Non è una concessione da usare per costruire consenso. È un diritto, conquistato spesso dopo anni di lavoro, studio, sacrifici, burocrazia e attese infinite. È un diritto che Fratelli d’Italia vuole rendere più difficile raggiungere. Per questo trovo profondamente offensivo che proprio la destra, che in questi anni ha costruito consenso sulla paura, sull’esclusione e sull’ostacolo sistematico ai percorsi di integrazione e di accesso ai diritti, oggi provi a presentarsi come dispensatrice di riconoscimenti e appartenenza. Parliamo della stessa destra che continua a ostacolare ogni riforma seria sulla cittadinanza, che alimenta una cultura politica fatta di chiusura, discriminazione e propaganda identitaria. Usare persone che hanno appena concluso un percorso così delicato per tentare di raccogliere consenso a ridosso delle elezioni non è politica, è mancanza di rispetto, è l’ennesima dimostrazione di una destra che considera i diritti uno strumento da piegare alla convenienza elettorale. Chiediamo massima trasparenza, chi ha fornito i contatti di queste persone? Con quali criteri sono state chiamate? È stato chiarito in modo esplicito che non si trattava di un’iniziativa istituzionale? Le istituzioni meritano rispetto”.
Commenti