Il pastore Carollo tira in ballo pure Hamas e i palestinesi per i fatti di Modena


Sulla base delle informazioni ufficiali, i fatti di Modena non sono stati classificati come un attentato terroristico. Risulta pertanto estremamente preoccupante che il pastore evangelico Luigi Carollo insista nel utilizzare tale terminologia, proponendo una scelta comunicativa che rischia solo di alimentare un clima di ingiustificato allarme sociale e intolleranza verso le persone di origine straniera.
Ancora più grave appare l'accusa rivolta al legale Fausto Gianelli. Associare l'esercizio del diritto alla difesa a presunte attività illecite configura una narrazione che appare lesiva della reputazione professionale dell'interessato. Eppure il pastore prova a sostenere, senza riscontri oggettivi, che Gianelli abbia "fatto scarcerare chi si divideva i soldi di Hamas"-

A questo si aggiunge un attacco generalizzato verso chiunque si faccia portavoce dei diritti del popolo palestinese. Utilizzare il dibattito pubblico per lanciare avvertimenti velati o minacciosi nei confronti di chi esprime solidarietà alle vittime civili, o di chi rifiuta logiche di stampo populista, solleva serie questioni di opportunità e responsabilità comunicativa. È fondamentale che il confronto, anche il più aspro, non scada mai in forme di intimidazione. Ma il promettere "i fatti di Modena saranno sempre più frequenti" potrebbe apparire tale.



In conclusione, la diffusione di messaggi di questo tenore, basati su ricostruzioni non verificate o apertamente denigratorie, rappresenta un pericoloso corto circuito informativo. In un momento di forte polarizzazione, la responsabilità di chi comunica sui social dovrebbe essere volta alla distensione e al rispetto della verità dei fatti, non alla ricerca di consensi attraverso la costruzione di un "nemico" pubblico.
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