Il pastore Carollo torna aizzare i suoi contro gli italiani di seconda generazione

Le recenti dichiarazioni pubbliche di Luigi Carollo in merito ai fatti avvenuti a Modena sollevano serie preoccupazioni riguardo alla diffusione di una narrazione volta a stigmatizzare gli italiani di seconda generazione. Il pastore evangelico, attraverso i social media, tenta di associare tali episodi di cronaca nera a un presunto disegno ideologico, etichettando strumentalmente l'aggressore e utilizzando hashtag come #terrorismo o #attentato.
Tale retorica appare non solo priva di riscontri oggettivi, ma anche funzionale a fomentare un clima di intolleranza. Non è la prima volta che Carollo utilizza un linguaggio polarizzante; in passato, ha sfruttato la religione anche per esprimere posizioni estreme contro le persone LGBTQ+. Eppure è evidente che cercare di costruire parallelismi basati su pregiudizi etnici o religiosi è inaccettabile e pericoloso per la coesione sociale.

Questo è l'ottavo messaggio pubblicato dal pastore in cui si cerca di sfruttare i drammatici fatti di Modena per attaccare un'intera categoria di persone. In tutti contesta sistematicamente lo status di "italiani" per i cittadini italiani nati da genitori di origine straniera, omettendo sistematicamente di citare i soccorritori di origine straniera o i dettagli emersi dalle indagini che smentiscono la matrice ideologica.
E va anche peggio con la vicenda di Don Rodrigo Grajales Gaviria. Le ricostruzioni ufficiali fornite dalla Procura e dai Carabinieri, gli inquirenti hanno accertato che il giovane autore del gesto, affetto da gravi disturbi psichici e già in cura presso un centro di salute mentale, ha agito senza alcun movente politico o religioso. Peraltro il sacerdote indossava abiti civili e si trovava in centro per ragioni personali, motivo per cui sarebbe stato impossibile dedurre il suo ruolo religioso.
È stato un fatto grave, ma non è stato un "attentato", un atto di "terrorismo" e nemmeno una "strage" senza vittime. Quindi, l'uso di quegli hashtag pare una forzatura strumentale priva di fondamento. La diffusione di teorie che promuovono la paura verso "l'altro" è grave, ma lo ancor di più se le si basa su premesse false che danneggiano il dibattito pubblico e la sicurezza di tutti i cittadini.
ra i commenti non manca quello del solito Andrea Vani, giocatore di basket della Polisportiva Lazio 1932. Ricorrendo ai più squallidi slogan in voga tra tanti grupoi razzisti, scrive:

Quindi è una questione prettamente etnica? Ma, soprattutto, costoro rinunceranno alla propria pensione pur di impedire che migliaia di onesti italiani di seconda generazione la paghino con il loro lavoro?