Il pastore evangelico Carollo trasforma la cronaca in crociata social

L'impressione è il pastore evangelico Luigi Carollo ritenga che il messaggio evangelico dell'accoglienza dovrebbe cedere il passo alla propaganda politica più intransigente.
Davanti ai drammatici fatti di Modena, mentre le autorità invitano alla prudenza, lui ha già emesso la sua sentenza definitiva via social: l'attentatore sarebbe un "fondamentalista islamico, camuffato da malato mentale", e chiunque parli di problemi psichiatrici, medici compresi, farebbe parte di un complotto della "sinistra italiana" per farlo apparire solo un "povero malato".

Eppure, a smentire la narrazione del "terrorismo organizzato" basterebbe leggere i messaggi dello stesso attentatore proiettati nelle testate giornalistiche: uno sfogo confuso che si chiude con un plateale "datatemi un lavoro", specchio di un disagio sociale e personale profondo che la stessa magistratura sta valutando. Ma a Carollo la tesi del lupo solitario radicalizzato fa comodo per alimentare la sua personale crociata. Arriva persino a definire "coraggiosi" sé stesso e i pochi che la pensano come lui, liquidando come "haters" chiunque esprima dissenso dalla sua immediata strumentalizzazione della cronaca.
Il pastore non si limita a commentare l'attacco, ma sposta subito il mirino sulla politica locale, attaccando l'ex governatore Bonaccini con toni che sanno di pura propaganda anti-immigrazione. Secondo Carollo, la colpa della politica sarebbe quella di aver "fatto entrare in massa" gli immigrati, di averli "pagati e regolarizzati a spese vostre". Una retorica populista che punta dritta alla pancia del lettore facendo leva sul "dio denaro", preferita a quella che lui liquida sbrigativamente come "propaganda comunista, stop all'odio".

Il culmine della sua visione sociologica si tocca però nell'ultimo post, dove, indossando i panni del pastore cristiano, decide di stilare bizzarre statistiche sulla criminalità. Sebbene premetta che "non bisogna mai partire dall'idea ignobile che le persone siano tutte uguali" e che il colore della pelle non c'entri, subito dopo introduce un fumoso "calcolo delle probabilità" basato su cultura e orientamento religioso. La sua conclusione? Dove c'è criminalità non c'è marginalità sociale, discriminazione o abbandono dello Stato, bensì "assenza del vero Dio d'amore". Un modo elegante per suggerire che chi professa un'altra fede sia intrinsecamente più incline a delinquere.

Sfruttare la paura e il dolore di una comunità per fare propaganda e tracciare linee di divisione religiosa non ha nulla a che vedere con il cristianesimo. È solo intolleranza travestita da fede.