Il qualunquismo della Sardone


La leghista Silvia Sardone ha ottenuto la cittadinanza italiana per il semplice diritto di nascita, senza dover dimostrare alcun percorso di integrazione. Ed hanno ottenuto la cittadinanza italiana in regalo persino i cinque delinquenti che a Taranto hanno ammazzato un lavoratore del Mali, che ogni mattina si alzava alle 5.30 per andare al lavoro. Lo hanno ucciso per divertimento.

Eppure la Sardone sostiene che bisognerebbe negare la cittadinanza a chiunque nasca in Italia da genitori stranieri perché un singolo avrebbe compiuto un reato. Evidentemente pensa che tutti gli altri dovrebbero essere puniti come atto di ritorsione:



E ci dica, l'integrazione si otterrebbe con le deportazioni promesse dal suo partito? Oppure inveendo contro chi fa conoscere altre culture ai bambini, preservandoli dal rischio di diventare leghisti?



L'integrazione non è lamentarsi di chi non è leghista, così non è cercare di creare pure svetolando lo spettro di un fantomatico "islamismo".

Analizzando i post social da lei pubblicati negli ultimi giorni, il tema islam/musulmani/islamismo appare con una frequenza stimabile tra il 30% e il 50% del totale. In periodi segnati da fatti di cronaca, la percentuale sale ulteriormente.
Non emergono post neutri né tanto meno positivi: non si trovano celebrazioni di integrazioni riuscite o di contributi positivi delle comunità musulmane. Frasi come “basta propaganda islamista”, “il velo sulle bambine è uno schifo”, “non è questa l’Europa che vogliamo” o “lotta all’islamismo priorità assoluta” ricorrono con regolarità. Sardone collega sistematicamente questi temi alla sicurezza pubblica, ai diritti delle donne e alla necessità di affermare la supremazia della civiltà europea, utilizzando sistematicamente toni allarmistici e propositivi di contrasto.

Nell'ultimo decennio, circa 1,5 milioni di persone hanno acquisito la cittadinanza italiana. Attaccarli tutti perché un singolo ha compiuto un gesto violento pare inaccettabile. Anche perché non ci risulta che la Sardone abbia mai preteso che il proprio partito chiedesse scusa o si sentisse responsabile per l'attentato compiuto da Luca Traini, nonostante quest'ultimo fosse stato candidato proprio nelle liste della Lega, di cui oggi lei è vicesegretaria federale.
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