Pastore anti-LGBT condannato per abusi su minori

Un pastore evangelico, noto per le sue veementi posizioni omofobe, è stato condannato negli Stati Uniti per abusi sessuali su minori. Shilas Shelton, leader religioso di una chiesa in Tennessee, ha ammesso la propria responsabilità davanti a un giudice, accettando tre capi d'accusa per condotta sessuale illecita e molestie. La sentenza prevede una pena detentiva e l'iscrizione nel registro dei delinquenti sessuali per 25 anni.
Shelton, 52 anni, era già noto nel panorama religioso conservatore per le sue prediche infuocate contro la comunità LGBT. In numerosi sermoni e interventi pubblici, aveva definito l'omosessualità un "peccato mortale" e un "abominio biblico", accusando i diritti LGBTQ+ di "distruggere la famiglia tradizionale". In un video virale del 2023, aveva dichiarato: "Dio odia i fr*ci e chi li difende: l'arcobaleno è il segno del giudizio divino, non una bandiera di perversione".
Queste posizioni estreme lo avevano reso una figura polarizzante, con migliaia di follower su piattaforme social che condividevano i suoi messaggi anti-gay, spesso accompagnati da appelli a boicottare eventi Pride e a opporsi alle leggi sul matrimonio egualitario.
L'inchiesta è partita da denunce di tre vittime minorenni, tutte maschi tra i 14 e i 16 anni, che frequentavano la sua chiesa. Secondo l'accusa, Shelton avrebbe approfittato della sua autorità spirituale per compiere atti di natura sessuale, inclusi tocchi inappropriati e avances esplicite durante sessioni di "consulenza pastorale". Uno dei ragazzi ha testimoniato: "Mi diceva che Dio mi avrebbe punito per i miei peccati, ma era lui a toccarmi". Le indagini, condotte dalla polizia locale e dall'FBI, hanno portato al recupero di messaggi e video compromettenti sul telefono del pastore.
In aula, Shelton ha evitato un processo completo dichiarandosi colpevole, ottenendo una pena di 15 anni di carcere effettivi, più 10 anni di libertà vigilata e l'obbligo di registrazione come sex offender. Il giudice ha sottolineato l'ipocrisia del caso: "Un uomo che predicava moralità ha tradito la fiducia dei più vulnerabili". La procura ha evidenziato come le sue retoriche omofobe potessero aver creato un contesto di vulnerabilità per le vittime, tutte descritte come "confuse sulla loro sessualità".
Il caso di Shelton riaccende il dibattito su abusi sessuali nelle comunità religiose conservatrici, dove posizioni anti-LGBT spesso coesistono con scandali interni. Organizzazioni come GLAAD hanno commentato: "Le sue parole d'odio non erano solo retorica: nascondevano predatori".