Secondo il pastore Carollo, il terrorismo sarebbe nel dna di chi non ha genitori di origine italiana

Pur comprendendo lo sconcerto davanti a certi fatti, sarebbe importante basare ogni affermazione su elementi verificati e non su generalizzazioni che possano alimentare discriminazioni. L'atteggiamento più utile alla collettività sarebbe quello di attendere gli esiti delle indagini giudiziarie, distinguere tra motivazioni personali e politiche, ed evitare di attribuire a intere comunità la responsabilità di gesti compiuti da singoli.
Eppure il pastore evangelico Luigi Carollo urla al "terrorismo", che sostiene sarebbe unicamente "islamico" perché insito nel dna di chi non è italiano come il terrorista Luca Traini, ex candidato ed esponente della Lega.

Nelle righe del post di Carollo si combinano accuse di manipolazione dei media, interpretazioni delle motivazioni dell'attentatore e generalizzazioni sull'origine etnica e religiosa, elementi che sollevano criticità sia etiche che giuridiche.
Contesta la definizione usata dai media per descrivere la cittadinanza italiana dell'uomo, cercando di attribuire all'identità nazionale o all'origine la chiave di lettura dell'attentato. Confronta il gesto con attentati avvenuti in altri Paesi per suggerire una matrice terroristica legata all'appartenenza culturale dell'autore, senza nessi provato, e mescola ipotesi (disturbo mentale) con affermazioni che collegano il comportamento a una presunta «cultura» o «DNA» del Paese d'origine.
Simili passaggi sono problematici perché propongono generalizzazioni etniche e religiose che tentano di attribuire comportamenti violenti a un'intera comunità sulla base dell'origine o del nome, proponendo una forma di stereotipo che potrebbero configurare istigazione all'odio e discriminazione.
Frasi che parlano di «DNA» o di una cultura che «produce» violenza ripropongono argomentazioni razziste e biologizzanti, con ricadute morali e legali. E c'è confusione fra modus operandi e motivazione: similitudini di tattica (ad esempio, attacchi con veicoli) non provano una motivazione politica o religiosa; servono elementi d'indagine concreti (appartenenza a gruppi, rivendicazioni, contatti).
Non manca un uso retorico e incendiario del linguaggio: termini in maiuscolo, etichette e appelli emotivi rischiano di alimentare odio e paura più che contribuire a una discussione informata.
In un messaggio successivo, si spinge ad illazioni ancora più surreali:

Ed ancora:

Servirebbe cautela nel parlare di terrorismo, ma l'impressione è che Carollo vorrebbe che lo fosse per alimentare odio verso dei mussulmani innocenti che lui accomuna al gesto di un singolo.