Adinolfi annuncia provocazioni pro-Netanyahu al Roma Pride

Mario Adinolfi sarà anche alla disperata ricerca di attenzioni dopo essere finito nel dimenticatoio. Ma è aberrante dica che lui disprezzai i gay al punto da volersi infiltrate al Roma Pride per manifestare il suo apprezzamento nei confronti dei crimini di Israele.

Risulta innanzitutto surreale l'idea stessa di presentarsi a una manifestazione nata per rivendicare l'uguaglianza, i diritti e l'orgoglio LGBTQIA+ con l'unico scopo di fare propaganda politica a favore del governo di Benjamin Netanyahu. È un'incursione fuori contesto che scade nel ridicolo: pretendere di manifestare per la leadership israeliana all'interno del Pride ha lo stesso identico senso logico e la stessa paradossale assurdità di interrompere una messa domenicale per mettersi a protestare sul sagrato contro il caro accise della benzina.
Nel suo post, Adinolfi bolla il corteo come "dichiaratamente antisemita". Si tratta della solita, patetica operazione retorica che confonde deliberatamente la legittima critica politica alle azioni belliche del governo israeliano con l'antisemitismo. Manifestare per i diritti del popolo palestinese e contro il massacro di civili a Gaza non ha nulla a che fare con l'odio verso gli ebrei. Inoltre, evocare la memoria storica dei tragici rastrellamenti nazisti nel ghetto di Roma per giustificare l'attuale politica di occupazione israeliana rappresenta una strumentalizzazione offensiva in primis per le stesse vittime della Shoah.
Il post prosegue poi con un clamoroso ribaltamento dei fatti, accusando lo slogan "from the river to the sea" di invocare la cancellazione dello Stato di Israele. La realtà storica e l'attualità geopolitica ci mostrano però lo scenario opposto, ovvero la sistematica cancellazione della Palestina. Tra il colonialismo illegale in Cisgiordania, i bombardamenti a tappeto e la distruzione totale delle infrastrutture vitali a Gaza, appare evidente come chi stia materialmente cancellando l'altro dalla mappa non siano i palestinesi oppressi, bensì lo Stato occupante.
Adinolfi tenta inoltre un'operazione di pinkwashing piuttosto grossolana, tessendo le lodi di Israele come oasi di diritti nella regione, proprio lui che in Italia ha fondato la sua intera carriera politica sul contrasto a quegli stessi diritti.
E chissà se cercherà scontri per poi fare la vittima come sua abitudine...