Adinolfi: "Capeggiare la cosca Igbt è più redditizio che guidare una famiglia 'ndranghetista"

Non c'è giorno in cui Mario Adinolfi non tenti di fomentare odio contro i gay, cercando disperatamente di accaparrarsi una fetta del lucroso business dell'omofobia.
La buova vergogna è un post in cui l'estremista dichiara che "Capeggiare la cosca Igbt è più redditizio che guidare una famiglia 'ndranghetista".

Sono ormai anni che Adinolfi tenta di accostare i gay alla mafia, accusandoli di essere cattivi con chi vorrebbe lucrare sull'odio verso le loro famiglie.
L'intervento, pur dichiarando di voler sollevare questioni riguardanti la trasparenza nella gestione dei fondi pubblici e privati, sceglie una via comunicativa che non mira alla chiarezza, ma all'indignazione gratuita e all'offesa.
Il cuore della gravità del testo risiede nell'accostamento esplicito tra le associazioni per i diritti civili e le organizzazioni mafiose. Definire l'attivismo LGBTQ+ come una "cosca" e sostenere che guidarla sia più redditizio rispetto alla gestione di una famiglia ‘ndranghetista rappresenta un'equiparazione grottesca che banalizza la criminalità organizzata e, al tempo stesso, tenta di criminalizzare l'impegno sociale attraverso l'uso di un linguaggio infamante.
Oltre a tale accostamento strumentale, l'autore ricorre a un lessico denigratorio mirato a umiliare l'interlocutore. La descrizione sprezzante dei partecipanti ai pride, ridotti a "poveretti sfilare con le piume di struzzo al culo", non ha alcuna funzione argomentativa, ma serve esclusivamente a ribadire pregiudizi omofobi, trasformando il presunto controllo civico in una forma di bullismo verbale.
Questa modalità comunicativa è sintomatica di una tendenza preoccupante nel dibattito digitale, dove il sospetto sulla gestione contabile, di per sé un diritto in una democrazia, viene sommerso da una narrazione che dipinge una comunità come un gruppo di "ingordi" che praticano il "latrocinio". Invece di chiedere verifiche tecniche basate sui fatti, il post costruisce un nemico pubblico per alimentare il risentimento, scegliendo deliberatamente di avvelenare il clima sociale preferendo il clamore dell'insulto alla serietà dell'argomentazione politica.