Adinolfi cerca visibilità irrompendo al Roma Pride


In cerca di visibilità, Mario Adinolfi si è presentato alla partenza del corteo del Roma Pride srotolando una bandiera di Israele e cercando di parlare ai giornalisti.
La sua inopportuna presenza è stata considerata dagli attivisti come una provocazione, mentre Adinolfi ha attaccato i manifestanti definendoli "fascisti arcobaleno" a favore di telecamera: un paradosso surreale, considerando che a lanciare l'accusa di fascismo è una figura da sempre schierata su posizioni discriminatorie nei confronti della comunità LGBTQIA+, e che l'intento percepito dalla piazza era quello di strumentalizzare il conflitto mediorientale.
​La provocazione di Adinolfi ha richiesto il tempestivo intervento degli agenti di Polizia in assetto antisommossa, intervenuti per evitare che la situazione degenerasse mentre il leader politico portava avanti la sua messinscena. Una volta allontanato dalla piazza, Adinolfi ha assunto il ruolo di vittima, dichiarando ai microfoni della stampa che si trovava lì per manifestare insieme a Francesca Pascale, alla comunità iraniana e a chiunque avesse il coraggio delle proprie idee, lamentando la presunta mancanza di inclusività e la violenza della piazza.
​Dall'altro lato, gli organizzatori e i partecipanti al Pride hanno respinto con fermezza le accuse. Il gesto del leader del Popolo della Famiglia è stato liquidato come una pura strumentalizzazione politica e una messinscena studiata a tavolino per riaccendere i riflettori su di sé, sfruttando le sensibilissime tensioni internazionali legate alla guerra in Medio Oriente.
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