Ateneo del Bangladesh espelle quattro studenti e ne consegna due alla polizia per “omosessualità”


Un'università tecnica del Bangladesh è al centro di una bufera di critiche dopo aver espulso quattro studenti e averne consegnati altri due alla polizia con l'accusa di omosessualità. L'ateneo coinvolto, la Hajee Mohammad Danesh Science and Technology University (HSTU) di Dinajpur, ha agito in seguito a un ordine firmato dal rettore, il Professor Dr. Md. Abu Hasan. Quest'ultimo ha definito la condotta degli studenti "immorale" e dannosa per l’immagine dell’università, invocando la Sezione 15 dell’Ordinamento sulla Disciplina degli Studenti.

I gruppi di difesa dei diritti umani, in particolare Justice Makers Bangladesh in France (JMBF), hanno reagito immediatamente con una dura dichiarazione. Robert Simon, consulente capo di JMBF, ha affermato: «Quando un istituto educativo tenta di controllare la vita privata, le relazioni personali e l’identità sessuale, cessa di essere un luogo di istruzione e umanità e diventa uno strumento di oppressione. Questo deve finire immediatamente».

La cronologia degli eventi tracciata dall'organizzazione evidenzia la rapidità dei provvedimenti. Il 16 maggio, quattro studenti della Facoltà di Scienze Ittiche e del Dipartimento di Finanza e Bancario sono stati espulsi temporaneamente con l'accusa di omosessualità all'interno della residenza studentesca Haven City. Appena tre giorni dopo, il 19 maggio, altri due studenti nella zona di Mahabalipur sono stati fermati dall’amministrazione universitaria e consegnati alla polizia locale per lo stesso motivo.

Il Professor Dr. S. M. Emdadul Hasan, direttore del Dipartimento di Counseling e Orientamento degli Studenti, ha spiegato che i provvedimenti sono stati presi in risposta alle pressioni di altri studenti, aggiungendo che l’espulsione diventerà permanente se le accuse saranno confermate dalle indagini. Il Professor Dr. Nausher One, responsabile della vigilanza dell’ateneo, ha rincarato la dose, dichiarando che la dirigenza ha adottato una politica di tolleranza zero contro questa degradazione sociale e che sono già stati presi provvedimenti immediati contro gli accusati.

La JMBF ha sottolineato come queste azioni violino apertamente la Costituzione del Bangladesh, le leggi vigenti, i diritti umani e le libertà civili fondamentali. Il Bangladesh resta un Paese profondamente conservatore, dove la comunità LGBTQ+ si scontra quotidianamente con un pesante stigma sociale e gravi rischi per la propria incolumità. I rapporti sessuali tra persone dello stesso sesso sono criminalizzati da norme penali che risalgono all'epoca coloniale, una realtà che alimenta il clima di terrore nel denunciare i soprusi e amplifica la vulnerabilità a ricatti e molestie.
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