Belpietro sbatte l'insulto omofobo in prima pagina


Sbattere un insulto omofobo esplicito e volgare in prima pagina, a nove colonne, non è giornalismo: è la legittimazione dell'offesa come categoria del dibattito pubblico. La scelta è del quotidiano di Maurizio Belpietro, che cerca di riadattare un'espressione gergale e usa un termine storicamente legato alla discriminazione e al disprezzo colpisce direttamente la dignità delle persone.



Non si tratta di una legittima provocazione intellettuale né di una manifestazione della libertà di espressione, ma di un preciso posizionamento culturale che abbassa il livello del discorso civile e normalizza il linguaggio dell'odio.
A questa violenza verbale si accompagna, sotto il titolo "L'ideologia ha calpestato la democrazia", un preoccupante ribaltamento logico e storico. Sostenere che le iniziative legate all'inclusione o ai diritti delle persone LGBTQIA+ costituiscano una minaccia per le istituzioni rappresenta un paradosso macroscopico. In una democrazia matura, il pluralismo, il riconoscimento delle minoranze e l'estensione delle tutele sono i pilastri fondamentali che reggono la convivenza civile, non un pericolo da sventare. La democrazia si rafforza quando include e si indebolisce quando la lingua viene usata come un'arma per escludere e colpire.
Il diritto di critica verso le scelte politiche, la gestione delle istituzioni o l'uso delle risorse pubbliche è sacrosanto e può essere esercitato con estrema durezza. Tuttavia, quando la polemica abdica al rispetto umano per inseguire il titolo shock e l'offesa mirata, l'informazione perde ogni funzione sociale. Il risultato non è un dibattito di idee, ma la pura e semplice alimentazione di tensioni e divisioni di cui la società non ha alcun bisogno.

L'articolo pubblicato Belpietro attacca il ministro Giuli, dando credito alle rabbiose polemiche della solita Provita Onlus. Insieme all'immancabile Pillon, il solito Jacopo Coghe si è messo a strillare che a lui non sta bene che la fontana di Trevi possa essere illuminata con i colori della bandiera lgbt in occasione del Pride. E quindi, si sostiene che la destra avrebbe l'obbligo di essere omofoba e che vorrebbe votata solo da chi varrebbe che migliaia di persone siano discriminate perché i bassi istinti sessuali di Coghe siano riconosciuti come una inesauribile fonte di privilegi civili.

Secondo Bonifacio Castellane, che è sempre sul libro paga di Belpietro, essere gay sarebbe "gender" e andrebbero pagati gli omofobi che fanno polemiche sui social:



Siamo certi che non dovrebbero essere Belpietro e Castellane a pagare i danni a chi è vittima della loro propaganda omofoba?
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