Come l'estrema destra sta normalizzando l'espulsione dei regolari

Chissà chi si dovrebbe occupare die bisogni degli italiani dato che la destra populista non fa che parlare di stranieri e di come li vorrebbero cacciare su base etnica.
La «remigrazione»: la truffa culturale di CasaPound
Ai fini della presente legge, per «remigrazione» si intende il rientro volontario e assistito degli stranieri regolarmente presenti sul territorio nazionale nei Paesi di origine. Questa è la definizione contenuta nella proposta di legge di iniziativa popolare "Remigrazione e Riconquista" presentata da CasaPound, Rete dei Patrioti, Veneto Fronte Skinheads e Brescia ai Bresciani. È il cuore di una operazione politica subdola: la destra usa l'eufemismo "remigrazione" per proporre di allontanare dall'Italia stranieri che hanno un permesso di soggiorno regolare, non irregolari come fanno credere.
Il 30 gennaio 2026, CasaPound è sbarcata alla Camera dei Deputati grazie all'invito del leghista Domenico Furgiuele per promuovere la loro legge che propone la confisca dei mezzi produttivi alle imprese che sfruttano l'immigrazione, l'espulsione immediata degli irregolari che commettono reati, il blocco dei salvataggi in mare e istituzione della "remigrazione".
In pratica, vogliono agevolare le morti in mare, vogliono punire chi fa lavorare gli irregolare al posto di costringerli a rubare e vogliono istituire differenze raziali al principio di eguaglianza. Pretendono persino un fondo per la natalità italiana, in una sorta di reminiscenza fascista.
Il punto cruciale è che la loro "remigrazione" non si rivolge solo agli irregolari, ma a cittadini extracomunitari con permesso di soggiorno da almeno un anno, richiedenti asilo che rinunciano alla domanda, titolari di permessi temporanei non rinnovabili. Sono persone che vivono legalmente in Italia, lavorano, pagano le tasse, hanno radici nel territorio. Ma loro le considerano «non abbastanza integrate» e le invitano ad andarsene.
Questa è la truffa culturale: CasaPound presenta la remigrazione come misura per gli irregolari, ma nella realtà propone di allontanare stranieri regolari giudicati «non abbastanza integrati». Se ne evince che la destra non vuole solo espellere gli irregolari (cosa che lo Stato già fa con i provvedimenti di riaccompagnamento) ma vuole normalizzare l'idea che anche stranieri regolari possano essere «invitati» ad andarsene se giudicati culturalmente incompatibili.
Il DDL della Meloni come risposta del governo
Il decreto-legge n. 55/2026 sui rimpatri volontari assistiti, approvato alla Camera il 16 giugno 2026 con 143 sì e 93 no, pare la risposta del governo Meloni alla pressione di CasaPound e della destra più estrema. Non è una misura «umana», come presenta il governo, ma la normalizzazione politica della «remigrazione» come neolingua per la deportazione.
La maggioranza di destra ha preso elementi della proposta di CasaPound e li ha trasformati in decreto ufficiale, dando al governo il potere di attuare «rientri volontari assistiti» senza bisogno di un accertamento giuridico di irregolarità. È un cambiamento di paradigma: non conta più se la persona ha rispettato le leggi, ma se il governo la considera «integrata» o «compatibile». Questo sposta il baricentro dallo stato di diritto alla valutazione discrezionale dell'esecutivo, creando un'incertezza legale permanente e ampliando incontrollatamente il potere del governo.
La norma e il pagamento per avvocati: convincere i clienti a partire
L'articolo 31 bis del decreto introduce un meccanismo pericoloso, esattamente come previsto nel Fondo nazionale per la remigrazione di CasaPound: un compenso, «ad esito della partenza dello straniero», per il rappresentante legale che ha assistito il migrante nella richiesta di rimpatrio volontario. In pratica, l'avvocato riceve un pagamento solo se il cliente effettivamente parte.
Questo crea un incentivo economico diretto che trasforma la consulenza legale in pressione per la partenza. L'avvocato non è più un garante dei diritti del migrante, ma un intermediatore che ha un interesse economico a convincere il cliente ad andarsene. È una dinamica che ricorda le politiche più dure dell'agenzia per l'immigrazione statunitense sotto la presidenza Trump, introducendo un compenso per gli avvocati che spingono i migranti a lasciare il paese.
Magi di +Europa ha accusato il governo di ricalcare i modelli più radicali della destra americana, mentre il PD ha definito il provvedimento «peggio del buco», sottolineando che si tratta di rimangiarsi una norma del decreto Sicurezza precedente, evidentemente incostituzionale. La condirettrice del Dizionario della Treccani ha definito il neologismo «remigrazione» una «sconfitta etica», perché rappresenta il ritorno in patria forzato dei migranti, mascherato da volontarietà.
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CasaPound è entrata alla Camera per promuovere una legge sulle deportazioni di massa, e il governo Meloni ha risposto dando loro parte di quello che volevano. Queste pratiche, già viste negli Stati Uniti con metodi brutali e spregio della legge, sono ora realtà anche in Italia. La destra non vuole solo controllare l'immigrazione: vuole decidere chi è «italiano abbastanza» e chi deve andarsene. E usa la «remigrazione» come neolingua per rendere meno visibili le conseguenze reali di questa politica.