Dallo Stato sovrano al regime oscurantista: la crociata omofoba contro le luci del Pride


Jacopo Coghe e la galassia integralista faranno anche molti soldi facili col business dell'omofobia, ma la polemica rilanciata da Maurizio Belpietro sul suo giornale rasenta il ridicolo.



Secondo il quotidiano di Maurizio Belpietro, il ministro Alessandro Giuli avrebbe scritto al direttore e Angelo Mellone (CdA) per definire un "atto di protervia ideologica" quello che Belpietro definisce un "evento gay". Ossia un evento aperta a chiunque in cui la fontana di Trevi verrà illuminata con i colori arcobaleno in occasione del Pride.

Parlare oggi di "evento gay" in contrapposizione a un presunto spazio pubblico "etero" non è solo un anacronismo linguistico, ma il sintomo di una precisa e pericolosa dialettica retrograda. È l'idea, nemmeno troppo velata, che l'orientamento sessuale debba determinare il diritto di cittadinanza e di visibilità in questo Paese. Questa pretesa di imporre un'identità nazionale rigidamente e unicamente eterosessuale ricalca in modo grottesco la retorica demografica di Benito Mussolini, che vedeva nella standardizzazione dei costumi e nella sottomissione delle diversità l'unico collante di una nazione forte. Ridurre la cultura, i diritti e la stessa valorizzazione di un monumento storico a una "protervia ideologica" solo perché non risponde ai canoni della famiglia tradizionale di stampo fascista è un'operazione tanto assurda quanto fallimentare: la storia va avanti, anche se c'è chi vorrebbe spegnere le luci della Fontana di Trevi per far tornare l'Italia al bianco e nero del Ventennio.

Oggi, del resto, sembra di non vivere più in uno Stato in cui la sovranità appartiene davvero al popolo, bensì in un regime politico in cui il governo si piega sistematicamente a imporre il pensiero e i diktat di personaggi come Jacopo Coghe. Siamo ostaggio di un vero e proprio potere di veto confessionale e retrogrado: non si può fare un'adeguata educazione sessuale e affettiva nelle scuole perché lui non vuole; non si può applicare fino in fondo il principio costituzionale dell'uguaglianza perché lui non vuole. E ora siamo arrivati al punto che non si può nemmeno più illuminare una fontana monumentale, perché farlo significherebbe smettere di discriminare e di assecondare le vittime della sua crociata ideologica. Un corto circuito istituzionale in cui l'agenda per i diritti civili di un intero Paese viene dettata dalle fobie e dai deliri di una minoranza integralista.
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