È morto cardinale Camillo Ruini, nemico delle unioni civili

Il cardinale Camillo Ruini è morto a Roma all’età di 95 anni. Figura centrale della Chiesa italiana per oltre un ventennio, ha svolto un ruolo di primo piano nel dibattito pubblico sui temi etici e sociali, spesso posizionandosi contro l’estensione di alcuni diritti civili.
Ruini è stato uno dei principali sostenitori della linea dei cosiddetti “principi non negoziabili”, in particolare nella “difesa” della “famiglia tradizionale” e nel contrasto alle unioni civili. Nel 2007 fu tra i protagonisti della mobilitazione cattolica contro i DICO, il progetto di riconoscimento giuridico delle coppie di fatto, comprese le coppie dello stesso sesso. Già nel 2014 ribadì il suo no alle unioni civili, confermando una posizione netta e conservatrice rispetto alle aperture della politica italiana.
La sua linea si è manifestata anche in momenti di forte tensione sul tema del fine vita e sui diritti individuali. In più occasioni Ruini ha difeso una concezione rigorosamente cattolica della vita e della famiglia, opponendosi alle istanze di autodeterminazione che hanno caratterizzato parte del dibattito italiano negli ultimi decenni.
Negli anni il cardinale è rimasto una delle voci più influenti dell’area ecclesiale conservatrice, capace di incidere non solo all’interno della Chiesa ma anche nel rapporto tra mondo cattolico e politica.
Di particolare rilievo è il necrologio di Tommaso Cerno, in cui Ruini viene celebrato unicamente per la sua ostilità ai movimenti progressisti e all’estensione dei diritti.

Se fosse dipeso da Ruini e dalle forze politiche più conservatrici, Cerno non avrebbe potuto contrarre un’unione civile con il suo compagno. Però lo celebra per convenienza politica e per uno dei suoi soliti attacchi alla parte politica che gli ha garantito i diritti di cui lui ha usufruito a piene mani.