Editoria e censura arcobaleno: la guerra invisibile ai libri inclusivi


Quando si parla di censura, il pensiero corre immediatamente ai regimi autoritari del passato, ai roghi di libri e alle liste di proscrizione ufficiali. Oggi, nel 2026, la censura ha cambiato pelle, adottando strategie più sottili, burocratiche e silenziose, ma non per questo meno pericolose. In Italia, questa guerra invisibile si sta consumando tra gli scaffali delle biblioteche comunali, nei progetti di lettura scolastici e nelle librerie di provincia, avendo come bersaglio principale l'editoria inclusiva e i testi a tematica LGBTQIA+ dedicati all'infanzia e all'adolescenza.
Un'epurazione culturale strisciante, spesso guidata da amministrazioni locali di destra e associazioni ultra-conservatrici, che tenta di far sparire la diversità attraverso delibere comunali e ordinanze bipartisan.

La strategia del silenzio: rimozioni e veti burocratici
Il meccanismo della censura contemporanea non prevede il sequestro violento dei volumi, ma il loro progressivo e calcolato occultamento. Nei comuni governati dalle forze reazionarie, assistiamo sempre più spesso a mozioni che impegnano le biblioteche pubbliche a "rivedere i cataloghi", escludendo dai bandi di acquisto o confinando in sezioni inaccessibili ai minori le favole che mostrano famiglie omogenitoriali, i testi sull'educazione affettiva o i romanzi per giovani adulti che trattano il tema del coming out.
La giustificazione formale è sempre la stessa: la tutela dell'innocenza dei bambini o il rispetto del primato educativo della famiglia. In realtà, si tratta di un vero e proprio reato culturale che nega il pluralismo e impone una visione del mondo unica, eteronormativa e retrograda. Libri pluri-premiati e tradotti in tutto il mondo vengono etichettati come materiale "inappropriato" o "ideologico", con il solo scopo di spaventare i bibliotecari e costringerli a una prudente autocensura preventiva per evitare ritorsioni politiche o tagli ai bilanci.

L'ostracismo nelle scuole e il danno educativo
L'altro grande fronte di questa battaglia è la scuola pubblica. Progetti di lettura che da anni portavano nelle classi temi legati al contrasto del bullismo, al rispetto delle identità e alla parità di genere vengono bloccati sul nascere da campagne di disinformazione feroci. Basta la protesta di pochi genitori integralisti, amplificata dalle reti social e da esponenti politici locali, per spingere i dirigenti scolastici a cancellare incontri con gli autori o a ritirare i testi consigliati.
Questo ostracismo produce un danno educativo incalcolabile. I libri inclusivi non servono a "indottrinare" nessuno, ma offrono alle nuove generazioni gli specchi necessari per riconoscersi e le finestre fondamentali per comprendere gli altri. Togliere a un adolescente queer la possibilità di trovare in biblioteca una storia in cui rispecchiarsi significa condannarlo all'isolamento, alla vergogna e alla percezione di essere un errore. La censura dei libri è, di fatto, la censura delle esistenze.
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