Fratelli d'Italia cerca di rendere divisivo persino il 2 giugno

Il partito di Giorgia Meloni ha fatto della polarizzazione il pilastro della propria strategia comunicativa. Risulta dunque grottesco che proprio loro accusino gli altri di essere "divisivi": per la retorica meloniana, chiunque critichi una visione di nazione costruita su deportazioni, rancore e rabbia viene immediatamente bollato come portatore di un fantomatico "pregiudizio anti-italiano".

È necessario ribaltare questo schema: per nostra fortuna, la Premier non coincide con l'Italia. Non è un atto di lesa maestà, né un crimine, immaginare un Paese che ponga la Costituzione al centro del dibattito, anteponendola agli interessi elettorali di chi, per strizzare l'occhio agli estremismi, ha eletto il conflitto permanente a metodo di governo.
La memoria storica, d'altronde, offre spunti interessanti: le si potrebbe ricordare che, tra le tante posizioni discutibili del suo passato, spiccava persino la proposta di abolire la Festa della Repubblica del 2 giugno.

Giunti a questo punto, sorge spontanea una domanda: se la propaganda ha estremo bisogno di inventarsi nemici esterni o interni per giustificare la propria esistenza, non sarebbe più dignitoso il silenzio? È davvero sostenibile definire "anti-italiano" chi auspica un'Italia in cui il confronto politico non si riduca alla demonizzazione sistematica degli immigrati o delle opposizioni, e dove il progetto di Paese non sia ridotto a una mera gara al rialzo sulle discriminazioni?