Fratelli d'Italia sostiene che gli eterosessuali sarebbero discriminati


Nelle ultime ore, Il Tempo, Libero e Il Secolo d’Italia hanno cercato di mistificare un bando per la formazione professionale in Toscana al fine di costruire una narrazione allarmistica che li porta a sostenere che il partito della loro Giorgia Meloni starebbe denunciando una presunta discriminazione degli eterosessuali a favore di quelle donne che il loro Jacopo Coghe vorrebbe privare dal diritto all'esistenza e alla dignità:



Contrapporre i gay agli eterosessuali già dimostra la loro ignoranza: orientamento sessale e identità di genere sono due cose diverse e la maggior parte delle persone trans è eterosessuale.



Con buona pace per Gabriele Caramelli, autore dell'articolo, il testo scritto in piccolo già smentisce la sua affermazione del tutolo lesovo della dignità umana:



L'articolo, a firma di Gabriele Caramelli, utilizza toni accesi per descrivere una riserva di posti destinata a donne, persone non binarie e transgender, definendola una deriva ideologica e un'anarchia normativa. Tuttavia, dietro la retorica del "politicamente corretto" e dell'attacco alla maggioranza, emerge un’operazione di propaganda che ignora deliberatamente sia la sostanza tecnica del bando che i pilastri deontologici della professione giornalistica.



Il primo punto critico risiede nella confusione, probabilmente strumentale, tra identità di genere e orientamento sessuale. Definire l'identità transgender come una questione di "gusti sessuali" non è un semplice refuso, ma una precisa scelta linguistica finalizzata a banalizzare la condizione di persone che affrontano quotidianamente barriere strutturali nel mercato del lavoro. Ridurre una misura di inclusione a un capriccio soggettivo permette all'autore di trasformare un atto amministrativo in una battaglia di valori, spostando il dibattito dal piano della realtà socio-economica a quello di una guerra culturale artificiale.
Analizzando il bando, la riserva del 50% non rappresenta un privilegio ingiustificato, ma una classica azione positiva, uno strumento standard nelle politiche attive del lavoro volto a riequilibrare svantaggi storici e discriminazioni sistemiche che colpiscono le minoranze. Definire tale meccanismo come una discriminazione verso gli eterosessuali significa alimentare un vittimismo della maggioranza che non trova alcun riscontro nella realtà dei fatti, ma che risulta estremamente efficace per catturare il consenso di un pubblico già polarizzato.
Il ricorso a espressioni come "deriva woke" serve dunque a denigrare l'interlocutore, evitando il confronto serio sul merito del progetto formativo.

Un simile approccio giornalistico appare in aperto contrasto con il Testo Unico dei doveri del giornalista e, in particolare, con le disposizioni della Carta di Roma. Il giornalista ha l'obbligo di evitare espressioni che alimentino discriminazioni o stigmatizzino categorie vulnerabili, un dovere che nel caso di specie viene calpestato attraverso l'uso di un linguaggio denigratorio. La distorsione intenzionale dei fatti, unita all'omissione del contesto necessario per comprendere una misura sociale, contravviene al dovere di verità e correttezza che dovrebbe guidare ogni cronista.
Quando l'informazione smette di porsi come strumento di chiarificazione e diventa veicolo di pregiudizio, si rende necessaria una riflessione sulla sanzionabilità del comportamento. L'autore di questo articolo, anziché limitarsi alla cronaca dei fatti, ha scelto di farsi promotore di una narrazione intrisa di intolleranza, in un atteggiamento che potrebbe violare il principio di decoro e dignità della professione.

Attraverso un linguaggio polemico, che contrappone artificiosamente diritti e “privilegi”, il pezzo non chiarisce il contenuto del bando ma lo piega a una narrazione ideologica in cui l’inclusione viene presentata come un abuso e la presenza delle minoranze come una minaccia per la maggioranza. A rendere ancora più evidente l’impostazione dell’autore è anche il fatto che, in passato, abbia elogiato le politiche di Donald Trump contro le persone trans, presentandole come un modello di “buon senso” e di difesa dell’ordine naturale. È proprio questa impostazione, più che il dissenso in sé, a rivelare un atteggiamento apertamente ostile: non un’analisi critica, ma un discorso che normalizza il pregiudizio e contribuisce a legittimare la delegittimazione sociale delle persone omosessuali e transgender.

Il tenore dei commenti è questo:









Gabriele Caramelli si sentirà orgoglioso di averli i ingannati e spronati a dare libero sfogo al loro odio? E i suoi lettori stanno davvero sostenendo che le donne andrebbero ritenute portateici di handicap, dato che in realtà il bando riguarda principalmente loro?
Commenti