Gli hater populisti, una piaga da debellare

Non sappiamo chi sia il signore che ha firmato questo osceno post, ma suscita un certo ribrezzo vedere che alcune persone sono capaci di pubblicare fotografie volutamente alterate o decontestualizzate con l'evidente intento di scatenare i peggiori istinti di hater e populisti:

Il meccanismo è tanto vecchio quanto meschino: si lancia un'esca camuffata da "domanda retorica" («Cosa pensi quando lo vedi?») per offrire una sponda comoda al bullismo omofobo e al fango digitale. Si delega lo sfogo d'odio alla propria sezione commenti, lavandosene le mani ma restandone i primi registi.
E le risposte, dalla rilevanza penale fin troppo evidente, non si sono fatte attendere, mostrando il livello infimo della discussione:



Ma cosa voleva dimostrare con questa operazione? Spargere odio e incitare al linciaggio mediatico resta la cosa più schifosa che si possa fare sui social network.
Il nostro augurio è che Marco Mengoni possa decidere di sporgere querela. Perché davanti alla legge non ci sono "goliardie" che tengano, e questi leoni da tastiera piangono sempre quando l'odio inizia a toccarli direttamente nel portafogli.
Anche perché probabilmente Mengono saprà gestire quattro hater, ma quelli sono gli stessi hater che finiscono per insegnare il bullismo a chi poi perseguita ragazzini nelle scuole e arriva a spingerli al suicidio.