I leghisti vogliono "sgozzare" i professori che hanno punito gli studenti che intonavano cori fascisti


Da una parte c'è un popolo oppresso che resiste per difendere la propria terra dall'occupazione, dall'altra alcuni giovani che inneggiano alla pulizia etnica, auspicando la deportazione di chi è già vittima di quel medesimo odio.
Nonostante questa abissale differenza, esponenti della Lega stanno rilanciando la distorta narrazione di Tommaso Cerno, tentando di equiparare le due vicende:



Il punto che sfugge, o che si vuole volutamente ignorare, è la natura della condotta: i ragazzi citati da Alessandro Morelli non sono stati puniti per un'opinione, ma per aver intonato inni ai collaborazionisti della Xª MAS prima di esporre uno striscione abusivo. È davvero questo il modello di "accettabilità" che si vuole promuovere nelle scuole?

La deriva di questo dibattito è confermata dai commenti che accompagnano tali uscite, dove compaiono esplicite minacce di morte:



Si invoca lo sgozzamento di docenti in nome di una presunta libertà di espressione, mentre altrove si deumanizzano le vittime innocenti del conflitto definendole "scimmie":



È desolante constatare come, in nome di un consenso urlato sui social, si preferisca legittimare l'odio e la violenza verbale anziché promuovere la cultura del rispetto e la memoria storica. Se il livello del confronto politico deve ridursi a giustificare minacce e discriminazioni, forse è il sistema stesso dell'istruzione —e non solo quello degli studenti— ad aver fallito miseramente nel trasmettere i valori civili fondamentali.
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