Il blasfemo rosario di Celsi contro il Milano Pride

Chissà se esiste blasfemia più grande del voler pregare contro qualcuno. Eppure Giorgio Celsi, presidente di Ora et Labora, annuncia un "Rosario in riparazione alle offese arrecate ai Sacratissimi cuori di Gesù e Maria" che sostiene sarebbero stati arrecati dal Pride di Milano.

Ciò che colpisce maggiormente è l'utilizzo del concetto di "riparazione". In ambito teologico, la riparazione dovrebbe consistere in un atto di amore e umiltà. Tuttavia, nel contesto descritto da Celsi, viene declinata come una forma di contestazione diretta: pregare "contro" qualcuno, anziché "per" qualcuno.
Trasformare il Rosario, che tradizionalmente dovrebbe essere una preghiera di pace e introspezione, in uno strumento di pubblica censura verso l'orientamento sessuale altrui solleva dubbi etici non trascurabili:
- L'appropriazione del sacro: Gli organizzatori rivendicano che "Il mese di giugno appartiene al Sacro Cuore di Gesù", tentando di escludere altre istanze civili dallo spazio temporale e sociale del mese del Pride.
- La divisione anziché l'unione: L'uso di striscioni con slogan come "Cristo è Re!" in netta contrapposizione a una marcia per i diritti civili trasforma il messaggio religioso in una barriera di esclusione.
- Il giudizio come fondamento: L'iniziativa presuppone che l'esistenza o la visibilità di persone LGBTQ+ costituisca, di per sé, un'offesa da dover "riparare", negando di fatto la legittimità della dignità umana di chi viene "pregato contro".
Presentare la propria identità come l'unica degna di occupare lo spazio pubblico, bollando le vite altrui come "offese" da emendare, non è un atto di difesa religiosa, ma un'imposizione che stride con i valori di convivenza democratica.