Il business della provocazione: la retorica di Adinolfi tra "desideri" negati e attacchi personali


L'arena dei social media si conferma ancora una volta il palcoscenico ideale per dinamiche di scontro verbale che spesso scivolano oltre il confine del dibattito civile, toccando la dignità delle persone. Ne è esempio il post di Mario Adinolfi in cui l'estremista insulta Luciana Littizzetto, ambasciatrice dell'EuroPride Torino 2027, e miglia di cittadini.



Adinolfi adotta una strategia retorica ormai ricorrente nel suo stile comunicativo: l'uso di termini volti a sminuire le istanze della comunità LGBTQIA+, definendole collettivamente come "paccottiglia arcobaleno". Un approccio che molti osservatori e attivisti indicano come sistematico nel calpestare la sensibilità e la dignità umana attraverso la provocazione costante.

Il nucleo ideologico del post si esprime in due passaggi chiave evidenziati nel testo. Da un lato, Adinolfi afferma l'esistenza di una distinzione netta tra diritti civili e inclinazioni personali, dichiarando: «semplicemente non crediamo che tutti i desideri possano diventare diritti». Questa visione riduce le rivendicazioni di parità sociale, tutele legali e riconoscimento affettivo a meri "capricci" o bisogni individuali non meritevoli di copertura giuridica.
Dall'altro lato, parlando delle aggressioni fisiche e delle relative aggravanti, il post liquida l'orientamento affettivo e l'identità di genere sotto la categoria di «scelte sessuali delle persone». Definire l'omosessualità o la transessualità come una "scelta" cosciente e modificabile contrasta con il consenso scientifico psicologico e biologico internazionale, ma serve a sostenere la tesi per cui lo Stato non dovrebbe tutelare legalmente specifiche categorie di cittadini in base a quella che viene dipinta come una decisione personale.

La parte finale dell'intervento attacca direttamente Littizzetto sul piano economico e professionale, accusandola di aver "fatturato milioni" nel corso della sua carriera ironizzando sulla figura del Cardinale Camillo Ruini e sul mondo cattolico.
Tuttavia, questa accusa solleva una riflessione speculare da parte dei critici di Adinolfi. Negli anni, la costruzione di una figura pubblica interamente basata sulla contrapposizione frontale ai diritti civili, sui toni accesi e sulla polarizzazione identitaria è diventata essa stessa un modello economico e di visibilità. Tra pubblicazioni editoriali cartacee, campagne di crowdfunding per movimenti politici, conferenze e costante presenza mediatica garantita dal clamore delle sue dichiarazioni, molti ravvisano una vera e propria attività redditizia basata sulla provocazione sistematica. Un meccanismo in cui la reazione indignata dell'opinione pubblica funge da volano per mantenere alta la rilevante visibilità mediatica, monetizzabile attraverso il consenso di una specifica nicchia elettorale e di lettori.
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