Il cortocircuito logico di Tommaso Cerno: tra strumentalizzazione e omissioni


Tommaso Cerno attacca un articolo di Visetti pubblicato su Repubblica, attingendo al suo vittimismo per costruire un "ragionamento" che scivola pericolosamente in diverse insidie retoriche, rivelando una visione del dibattito pubblico tanto aggressiva quanto parziale.



Il punto di partenza di Cerno è la contrapposizione tra il giudizio della Chiesa cattolica sul matrimonio gay — liquidato come un "peccato" risolvibile con "due ave maria" — e una presunta violenza letale da parte di "amici islamisti". Questa impostazione è profondamente problematica per varie ragioni. Cerno tace deliberatamente sugli attacchi, le discriminazioni e le battaglie politiche che i movimenti integralisti di matrice cristiana muovono costantemente contro i diritti LGBTQ+ in Italia e in Europa. Minimizzare la posizione cattolica a una questione di penitenza confessionale ignora il peso politico che tali posizioni hanno nell'ostacolare leggi civili e diritti fondamentali nel nostro Paese.
C'è poi l'abuso dei diritti LGBTQ+ come "arma" per attaccare l'Islam, ignorando al contempo le discriminazioni provenienti da altre fedi o ideologie. Non è una difesa dei diritti civili, ma una forma di pinkwashing strumentale, volta a esacerbare lo scontro tra comunità anziché analizzare oggettivamente le radici dell'omofobia.

L'affermazione più inquietante del post è il riferimento a un "Pride filo-Hamas". Questa è una vera e propria forzatura, se non un'invenzione comunicativa.
Cerno opera un salto logico ingiustificato, etichettando la partecipazione dei gay italiani ai Pride come "filo-Hamas". Non esiste alcun dato o evidenza che dimostri un sostegno istituzionale o collettivo del movimento LGBTQ+ italiano a organizzazioni terroristiche.
Etichettando implicitamente chiunque partecipi al Pride come un soggetto che rischia la vita per le proprie posizioni, Cerno non sta mettendo in guardia le persone, ma sta cercando di delegittimare il movimento stesso, accostandolo a un’ideologia che, paradossalmente, proprio il movimento LGBTQ+ contesta strenuamente in ogni parte del mondo.

Il post di Cerno è emblematico di un certo modo di fare giornalismo d'opinione, dove la complessità viene sacrificata sull'altare del populismo ad effetto. Scegliere di ignorare le omofobie "di casa" per concentrarsi su una narrazione allarmista che trasforma le istanze di una comunità in un sostegno a cause terze è un'operazione intellettualmente disonesta.
Invece di costruire ponti o analizzare criticamente le diverse sfumature dell'intolleranza, il commento finisce per alimentare un clima di polarizzazione che, in ultima analisi, non aiuta né i diritti civili né il dibattito democratico.
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