Il paradosso dell’odio: quando la preoccupazione è solo una scusa


Dopo ogni Pride, migliaia di hater riempiono i social di messaggi omofobo. Quest'anno va di moda sostenere che Vannacci ha stabilito che i gay abbiano tutti i diritti che meritano perché lui gli permette di poter guidare una macchina, massima ambizione per persone che secondo Jacopo Coghe dovrebbero essere cacciate dagli scout cattolici se non danno prova di condividere la loro passione per le donne.

E poi c'è questo:



Qui ci si trova di fronte a un esempio lampante di quella che potremmo definire "falsa solidarietà strumentale". Da una parte, vediamo un evento inclusivo che celebra la pluralità. Dall’altra, alcuni utenti non perdono occasione per attaccare la comunità LGBTQIA+ usando epiteti come "imbecilli" o parlando di "tanta demenza".
Il punto focale dell'ipocrisia sta qui: questi stessi soggetti, che solitamente non perdono occasione per manifestare ostilità o disprezzo verso le persone queer, improvvisamente si travestono da "difensori dei diritti LGBTQIA+" nel momento in cui possono usare la comunità come arma contro una minoranza religiosa o etnica. È il classico schema del pinkwashing razzista: fingono preoccupazione per le persone che, fino a un minuto prima, stavano insultando, solo per alimentare l'odio verso l'altro.

Come se non bastasse, questa retorica si accompagna a un livore ideologico feroce, ben visibile nelle esternazioni deliranti presenti in quest'altro post:



Qui, la maschera della "preoccupazione" cade del tutto per rivelare un odio viscerale verso la libertà di espressione della comunità LGBTQIA+. Il Pride viene descritto con termini che trasudano disprezzo – "baccanale", "narcisismo ferito", "farsa" – cercando di patologizzare l'identità di genere e l'orientamento sessuale come se fossero "ferite dell'anima" o "sindromi". È il paradosso definitivo: questi soggetti accusano la comunità di cercare attenzione, mentre sono loro a dedicare filippiche ossessive e paranoiche nel tentativo di delegittimare l'esistenza stessa di persone non eteronormative, arrivando a invocare un presunto "ordine naturale" per negare diritti e dignità.

Non fatevi ingannare: a chi scrive commenti pieni di odio come questi non interessa minimamente la sicurezza o la vita di una persona LGBTQIA+. Il loro non è un avvertimento né una critica sociale, è solo un tentativo di imporre la propria visione bigotta del mondo, usando la paura del diverso o il disprezzo verso il Pride come scusa per alimentare la polarizzazione.
La solidarietà reale è un'altra cosa. Non si difendono i diritti dei gay odiando i musulmani, così come non si difende alcuna "decenza" insultando la libertà altrui. La vera battaglia è contro l'odio in tutte le sue forme, non scegliere quale categoria bersagliare a seconda della convenienza politica del momento.
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