L'incoerenza della propaganda: Clima, condizionatori e il mito del capro espiatorio

Ma come? Prima dicono che non ci sarebbe alcun cambiamento climatico e che in estate ha sempre fatto caldo. Poi ci dicono che loro vorrebbero tenere i condizionatori a palla e che sarebbe colpa dell'Europa se il nostro governo preferisce comprare energia inquinante piuttosto che investire in rinnovabili:

L'immagine di propaganda confezionata dal partito di Salvini offre un caso di studio perfetto per analizzare come la retorica possa distorcere la realtà per fini di consenso. L'immagine ritrae un esponente politico europeo nell'atto di "spegnere" un condizionatore, è l'apice di una narrazione basata su una contraddizione logica fondamentale.
Il nodo centrale della propaganda su questo tema è di natura bifronte. Da un lato, spesso si assiste a posizioni che minimizzano o negano il cambiamento climatico, liquidando le estati torride come normali variazioni stagionali. Dall'altro, si grida al complotto quando le istituzioni propongono politiche di efficientamento energetico necessarie proprio per fronteggiare le conseguenze di quel clima che si vorrebbe ignorare.
La scelta del condizionatore come oggetto della contesa non è casuale. Il dispositivo diventa un simbolo identitario: da una parte c'è il cittadino "libero" che vuole rinfrescarsi, dall'altra c'è una presunta burocrazia "oscurantista" che vuole imporre sacrifici. Questa polarizzazione serve a evitare il dibattito tecnico: non si parla più di come migliorare la rete elettrica o di come incentivare l'energia rinnovabile, ma si trasforma la politica ambientale in una forma di oppressione.
Incolpare l'Europa di voler "spegnere l'aria condizionata" è una manovra diversiva utile a spostare il focus dalle responsabilità nazionali. La dipendenza energetica del Paese, il ritardo negli investimenti sulle fonti rinnovabili e l'inefficienza energetica del patrimonio immobiliare sono problemi che richiedono una pianificazione a lungo termine e decisioni coraggiose a livello interno. Puntare il dito verso Bruxelles è la via più rapida per evitare di rispondere alla domanda: "perché siamo ancora così dipendenti da fonti fossili costose e inquinanti?".
Demolire questa narrazione non significa sostenere il "sacrificio" energetico, ma richiedere serietà. L'efficientamento energetico non significa spegnere i climatizzatori, ma costruire edifici e sistemi che consumino meno per garantire lo stesso comfort. La propaganda gioca sulla paura di perdere un privilegio immediato per nascondere l'incapacità di costruire un futuro sostenibile.