La campagna di Provita Onlus contro gli scout cattolici

Jacopo Coghe è liberissimo di credere che Dio sia omofobo, malvagio e incline alla discriminazione. Non si capisce, però, perché sostenga che ai ragazzi dell’AGESCI debba essere impedito di insegnare ad amare il prossimo. Da giorni non fa che attaccare gli scout cattolici, sostenendo che la sua opinabile idea di "cristianesimo" imponga il dovere di educare i propri figli all'esclusione.
Il post di Provita Onlus tradisce una profonda ipocrisia nel momento in cui cita il Magistero della Chiesa. Si evoca un'antropologia cristiana millenaria dimenticando, però, il principio più elementare del Vangelo: l'accoglienza e l'amore incondizionato. Definire "antiscientifiche" le tesi sull'identità di genere è solo un espediente retorico per mascherare un pregiudizio, ignorando che l'AGESCI, con questa decisione, non fa altro che allinearsi a una Chiesa che vuole essere, nelle parole di Papa Francesco, una "casa per tutti" e non una dogana che seleziona chi è degno di educare in base all'orientamento sessuale.
Un vero capo scout trasmette valori di responsabilità, servizio e crescita comunitaria. Ridurre l'idoneità educativa di una persona alla sua sfera affettiva o alla sua identità di genere non significa "difendere la famiglia", ma promuovere una cultura del sospetto che danneggia proprio i bambini e i ragazzi che si dice di voler proteggere.

Appare inoltre insopportabile la prepotenza di Jacopo Coghe, che vorrebbe imporre le sue convinzioni personali nella scuola, nelle leggi dello Stato e persino all'interno di altre organizzazioni. È altrettanto stucchevole il suo continuo ripetere che un genitore debba imporre il proprio pensiero ai figli, ignorando che, all'interno dell'AGESCI, sono i ragazzi i veri protagonisti della loro educazione. Se vuole gruppi ideologici che impongano una visione unilaterale conforme alla sua ideologia, farebbe meglio a guardare altrove.