La destra che nega la propria omofobia

La destra ama negare la propria omofobia, motivo per cui puntualmente prova a spiegarci che i "veri" gay proverebbero disprezzo per i Pride. L'obiettivo è chiaro: validare il proprio pregiudizio attraverso voci compiacenti, accettando solo quei gay che si allineano alla loro narrazione.
Insomma, vogliono gay alla Tommaso Cerno, che si apostrofano con epiteti omofobi e insultano chi si è battuto per garantirgli il diritto di poter sposare suo marito.
L'ultimo personaggio scelto dalla propaganda populista è un presunto gay che, vestito in maniera discutibile, sostiene che i diritti andrebbero chiesti "con un abbigliamento più decoroso e rispettoso" verso gli omofobi.

Chissà se il signor Gigi può dirci quali gay starebbero "col caxxo di fuori" ai Pride, dato che probabilmente sta solo calunniando milioni di persone mosso da merio odio e pregiudizio.
C'è chi poi ripete a pappagallo gli slogan di Vannacci:

Bhe, non dover subire i suoi violenti insulti omofobi parrebbe uno dei tanti diritti negati.
Non manca chi, come la signora Teresa, che associa l'odio verso le persone gay a un dichiarato disprezzo per il femminismo, tracciando una linea tra presunte "donne perbene" e coloro che combattono per l'uguaglianza, definendo le persone LGBTQ+ come "depravati".

Il problema non è chi esprime una critica pacifica, ma la violenza sistematica con cui una parte politica insulta chi non si conforma. Definire "depravati" gli attivisti o diffondere falsità grottesche sui Pride non è dissenso politico, è puro odio. Tentare di normalizzare questi insulti, come fanno coloro che dedicano "standing ovation" a contenuti denigratori, rivela solo quanto sia profonda l'avversione verso la libertà altrui.