La disinformazione dei gruppi no-choice


Il recente post pubblicato su X da Jacopo Coghe è dedicato a fare populistmo su un tema delicato come l'abbandono protetto dei neonati e le alternative all'aborto. Commentando la notizia de La Stampa riguardante un neonato lasciato in una "Culla per la vita" a Giaveno, Coghe invoca una "legge nazionale per introdurre culle per la vita in tutte le città italiane".



A un occhio non attento, quell'appellp potrebbe sembrare di puro buon senso. Peccato che l'intera narrazione poggi su una profonda disinformazione istituzionale e su una palese contraddizione ideologica ed economica.

La legge c'è già (e tutela la salute di madre e figlio)
Il primo, enorme errore del post è di natura puramente informativa. Coghe sembra dimenticare – o preferisce non menzionare – che l'ordinamento italiano garantisce già da anni un diritto fondamentale e universale: il parto in anonimato.
In base al DPR 396/2000, in ogni ospedale pubblico italiano e in ogni punto nascita, una donna può partorire in assoluto anonimato, ricevere tutta l'assistenza medica necessaria e decidere di non riconoscere il bambino. Il neonato viene immediatamente registrato e avviato alle pratiche di adozione in tempi record, in totale sicurezza sanitaria e legale.
Le "culle per la vita" sono iniziative spesso gestite da associazioni private o religiose, ma rappresentano un'eccezione e uno strumento complementare. Promuoverle come "la" soluzione strutturale da imporre per legge in ogni città significa ignorare che la vera rete di sicurezza nazionale esiste già ed è l'ospedale pubblico, magari guardando ad un business che potrebbe portare ulteriori soldi pubblici nelle sue tasche

Spingere le donne a partorire in contesti non protetti per poi cercare una "culla" all'esterno mette a rischio la salute stessa della partoriente e del bambino. E se lui non avesse ottenuto un divieto all'educazione sessuale nelle scuole, le alternative già esistenti sarebbero state spuegate a chi ne avesse avuto bisogno.

I costi della propaganda: la doppia morale sulla spesa pubblica
C'è poi un secondo aspetto che salta all'occhio analizzando la linea politica dell'attivista, ed è la gestione della retorica sui costi pubblici.
Quando il dibattito verte sui diritti delle persone LGBTQIA+, sulle famiglie arcobaleno o sui registri per i figli di coppie omogenitoriali, la narrazione della galassia di cui Coghe fa parte si concentra spesso su presunti "costi eccessivi per la collettività", su "sprechi burocratici" o sull'onere per lo Stato di dover normare realtà non condivise dalla loro visione ideologica.
Tuttavia, la coerenza vacilla proprio quando si tratta di fare propaganda alle proprie istanze: finanziare, installare e mantenere per legge una "culla per la vita" (con relativi sistemi di videosorveglianza riscaldata, allarmi collegati al personale medico e manutenzione h24) in ogni singola città italiana comporterebbe una spesa pubblica strutturale mastodontica. Un investimento milionario per duplicare un servizio che il Servizio Sanitario Nazionale, attraverso i reparti di ostetricia, già offre capillarmente.

Il post dimostra come la propaganda ideologica tenda a preferire lo slogan d'impatto alla reale efficacia delle tutele esistenti. Chiedere nuove leggi e spese enormi per istituire infrastrutture ridondanti serve solo a piantare bandierine ideologiche. La vera "accoglienza" e la tutela della vita si fanno informando le donne che lo Stato già non lascia sole le madri nei reparti di maternità di qualsiasi ospedale, garantendo loro dignità, cure e totale segretezza.
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