La fabbrica dell'odio social: il caso Brandauer e l'impunità della retorica omofoba


Brandauer Ludwig è un hater di estrema destra che quotidianamente sparge odio omofobo e razziale nella più completa impunità. Un esempio evidente di questa deriva è rappresentato da un recente post pubblicato sulla piattaforma di Elon Musk:



Commentando un'immagine del Pride di Roma, il messaggio dell'hater di estrema destra recita testualmente: «Una minoranza di minorati festeggiano le loro devianze, si vantano di votare a sinistra».
Questo genere di messaggi non costituisce affatto un caso isolato, ma si inserisce in un filone retorico ben preciso, caratterizzato dall'uso di un linguaggio deumanizzante, violento e polarizzante, mirato a colpire sistematicamente la dignità delle persone.
La struttura di questo specifico attacco si fonda su precise scelte verbali volte a denigrare e inferiorizzare l'interlocutore. L'utilizzo del termine "minorati" come insulto rappresenta un meccanismo di discriminazione incrociata che, mentre attacca la comunità LGBTQ+, strumentalizza e offende contemporaneamente anche le persone con disabilità, negando loro lo status di pari dignità sociale. Parallelamente, la catalogazione dell'orientamento sessuale o dell'identità di genere sotto la definizione di "devianza" costituisce un tentativo deliberato di far regredire il dibattito pubblico a visioni patologizzanti che sono state superate e smentite da decenni dalla comunità scientifica internazionale. Attraverso questo accostamento, si cerca di privare i cittadini che manifestano per i propri diritti civili di qualsiasi legittimità politica e sociale, riducendo una pacifica rivendicazione a una patologia da reprimere o deridere.
Esiste un legame diretto e documentato tra la violenza delle parole e la violenza fisica della realtà. Liquidare questi commenti come semplici provocazioni da tastiera o sfoghi personali significa ignorare come la violenza verbale sistematica costituisca il terreno fertile su cui si alimentano le aggressioni reali. Quando un gruppo sociale viene costantemente descritto come inferiore, anormale o dannoso per la collettività, la soglia di empatia sociale nei suoi confronti si abbassa drasticamente, legittimando indirettamente discriminazioni sul lavoro, bullismo e violenze di natura omofoba e razziale che colpiscono soprattutto le fasce più giovani e vulnerabili.
Di fronte a manifestazioni d'odio così esplicite e reiterate, la persistenza di profili che diffondono liberamente contenuti denigratori solleva profondi interrogativi sull'efficacia degli strumenti di moderazione delle grandi aziende tecnologiche e sulla reale volontà di applicare i propri standard di comunità. Se l'azione della giustizia ordinaria deve seguire i tempi e i binari normativi previsti dall'ordinamento, la responsabilità immediata della gestione di questi spazi digitali ricade sulle piattaforme, che troppo spesso permettono il perpetuarsi di zone di impunità. Contrastare la retorica della discriminazione e difendere i principi democratici fondamentali richiede una risposta culturale e civile netta, che riaffermi il valore inviolabile della dignità umana contro ogni tentativo di degradazione e intolleranza.

​Un altro tassello di questa sistematica campagna di denigrazione è visibile in un ulteriore post pubblicato dallo stesso profilo:



L'utente attacca frontalmente Elly Schlein (storpiandone intenzionalmente il nome in "Elloy, lesborian" con evidenti sfumature lesbofobiche) e i manifestanti del Pride, associando nuovamente le istanze della sinistra e del centro-sinistra a una presunta colpa ideologica ("comunista"). Attraverso l'uso di accostamenti visivi distorti e un linguaggio sprezzante – in cui accusa la leader politica di "latrare la solita stantia solfa" pur di ottenere voti – l'hater non si limita alla critica politica, ma scivola deliberatamente nell'insulto personale ad personam e nell'omofobia interiorizzata, sdoganando concetti come i "fasci omofobici" e riducendo l'intera mobilitazione per i diritti civili a una caricatura grottesca. Questo attacco mirato dimostra come la retorica d'odio utilizzi la polarizzazione politica come paravento per legittimare messaggi profondamente discriminatori, transfobici e intolleranti.



A conferma di una strategia retorica basata sul sistematico rovesciamento della realtà e sull'insulto istituzionale, si aggiunge un ulteriore intervento. In questo post, l'attenzione dell'hater si sposta sul sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, sprezzantemente apostrofato come "imbelle sindaco comunista" e "tale Sguatteri". L'attacco prende di mira la presenza ufficiale del primo cittadino al Roma Pride e le sue dichiarazioni a difesa della Costituzione e dei diritti civili. Per delegittimare l'istituzione e l'intera manifestazione, l'autore ricorre a uno degli espedienti più tossici e pericolosi del discorso d'odio: l'accostamento diffamatorio e manipolatorio. Attraverso l'uso di insulti omofobi ed epiteti degradanti come "frociantex", "lesborian" e soprattutto "frescone", l'utente arriva a inserire la "pedofilia" nello stesso elenco delle identità LGBTQ+, associandovi intenzionalmente la dicitura allarmistica e fittizia "l'obiettivo sono i bambini" sopra l'immagine di una drag queen. Questa specifica associazione non è solo un insulto gratuito alle istituzioni e ai cittadini, ma rappresenta una precisa operazione di sciacallaggio psicologico, tesa a criminalizzare l'orientamento sessuale e l'espressione di genere per generare panico morale e legittimare, ancora una volta, la violenza e l'esclusione sociale.

L'efficacia e la pericolosità di questa costante e aggressiva campagna di denigrazione emergono quando tali narrazioni escono dalla nicchia dell'insulto puro per integrarsi in un discorso apparentemente più strutturato, volto a negare l'esistenza stessa delle discriminazioni.



Si assiste al tentativo di legittimare questo clima ostile attraverso tesi complottiste che ricalcano la nota retorica contro le presunte "lobby" e "l'egemonia culturale", concetti spesso sdoganati nel dibattito pubblico da figure come Roberto Vannacci e il suo sostenere che un gay non dovrebbe chiedere pari diritti dal momento in cui lui gli permette di poter guidare un'automobile. Sostenere che le rivendicazioni delle manifestazioni per i diritti civili servano unicamente a combattere un "nemico inesistente" e a sfruttare il "senso di colpa della società" costituisce una forma di negazionismo sociale. Questo approccio non fa altro che offrire una sponda ideologica e un paravento pseudointellettuale alla violenza verbale più esplicita, minimizzando l'urgenza di contrastare le reali e quotidiane discriminazioni subite dalle persone LGBTQ+.
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