La regressione medievale della retorica reazionaria


C’è un legame antico e sinistro che unisce la pseudoscienza, il moralismo religioso e la propaganda discriminatoria: l'idea che la malattia non sia un fenomeno biologico, ma una sanzione divina o morale. L'articolo pubblicato da Renovatio 21, intitolato «Nuova malattia si diffonde tra gli omosessuali», si inserisce perfettamente in questo filone, offrendo un saggio accademico di come la retorica fondamentalista tenti di trasformare l'epidemiologia in uno strumento di gogna sociale.



A livello visivo, come mostra chiaramente lo screenshot dell'articolo, la scelta iconografica è immediata e priva di sfumature: la bandiera LGBTQIA+ sovrapposta a uno sfondo microscopico di batteri o virus. L'associazione visiva precede il testo e stabilisce l'assioma ideologico: l'identità delle persone queer è intrinsecamente legata alla patologia, alla contaminazione e all'insalubrità.
La strategia testuale segue lo stesso copione. Si prende una notizia medica reale — la diffusione di un'infezione cutanea o i precedenti legati all'mpox — e la si decontestualizza per suggerire una correlazione causale tra l'orientamento sessuale e l'insorgenza della malattia. Non si parla di pratiche, di prevenzione o di salute pubblica, ma si crea un nesso identitario: la malattia diventa "degli omosessuali". È lo stesso identico meccanismo linguistico e concettuale utilizzato negli anni '80 e '90 durante la crisi dell'HIV, quando i media reazionari parlavano di "cancro gay", condannando migliaia di persone all'isolamento sociale prima ancora che alla morte biologica.

L'aspetto più subdolo di questo genere di pubblicazioni è l'uso parziale di fonti scientifiche ufficiali (come il CDC o l'ECDC). Citare dati istituzionali serve a dare una patina di autorevolezza e oggettività a un discorso che, nei fatti, persegue finalità puramente ideologiche. Quando gli enti sanitari segnalano la diffusione di un patogeno all'interno di specifiche reti sociali o eventi, lo fanno con l'obiettivo di informare, proteggere e allocare risorse mediche (come le campagne vaccinali). Al contrario, la sponda fondamentalista isola questi dati per costruire una narrazione punitiva.
Il sottotesto, nemmeno troppo velato, si muove su un binario teologico e determinista: se una pratica o un'identità esula dal modello eteronormativo e riproduttivo difeso dai fondamentalisti, allora la natura (o Dio, nella loro visione) risponderà con la piaga, la purulenza e la distruzione. La malattia non è più un evento avverso da curare, ma la conferma biologica del peccato.

L'articolo non si limita a stigmatizzare una comunità, ma unisce la retorica omofoba al filone complottista e no-vax, menzionando "simulazioni preveggenti", la fondazione Gates e vaccini definiti letali. Questo cortocircuito informativo è funzionale a creare un clima di perenne assedio: da un lato il "fango morale" attribuito alle minoranze sessuali, dall'altro una presunta élite globale che utilizza le pandemie per controllare la popolazione.

I tentativi di far passare l'omosessualità come una "malattia che attira la morte" sono il sintomo di una patologia culturale ben più grave e contagiosa: l'odio sociale camuffato da preoccupazione sanitaria. Smascherare queste retoriche significa difendere non solo i diritti e la dignità delle persone LGBTQIA+, ma la validità stessa del metodo scientifico contro l'oscurantismo.
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