La retorica del "prima gli altri"


Maurizio Belpietro non è nuovo alla decontestualizzazione iconografica e il benaltrismo strategico. Questa volta, cerca di attaccare i diritti dei gay attraverso un'immagine scelta ad hoc per innescare una reazione viscerale, contrapponendola a una narrazione di urgenze sociali che sostiene meriterebbero più attenzionedei diritti negati alle persone lgbt.



Nel tweet in questione, Belpietro cerca di far leva sull'omofobia per attaccare Elly Schlein, puntando a ridurre un’intera battaglia per i diritti civili a una caricatura di "eccesso" e "volgarità". Il risultato è immediato: il dibattito sui diritti viene svuotato di contenuto politico e trasformato in un problema di decoro, alimentando implicitamente (ma efficacemente) un clima di ostilità e omofobia, come dimostrato dalla violenta reazione nei commenti al post, che invocano sanzioni penali e usano un linguaggio d'odio intriso di omofobia esplicita verso i soggetti ritratti.

La tecnica argomentativa utilizzata è il classico "benaltrismo": l'idea che, finché esistono problemi come lavoro, sanità o energia, qualsiasi battaglia sui diritti civili sia un lusso inopportuno o una distrazione di massa. È una retorica che crea una falsa gerarchia, suggerendo che i diritti degli "altri" siano in competizione con il benessere della maggioranza, quando in realtà la tutela dei diritti è un pilastro fondamentale della salute democratica di un Paese.

Questa impostazione non è isolata, ma speculare alla linea governativa. Mentre si accusa l'opposizione di occuparsi di "temi marginali", il governo di Giorgia Meloni ha dato priorità assoluta alla gestione del consenso attraverso i temi della migrazione e la costruzione di strutture esterne per il trattamento dei richiedenti asilo — quelli che molti osservatori definiscono "campi di deportazione" — piuttosto che concentrare le risorse e l'agenda politica sulla crisi cronica della sanità pubblica.
Anche qui, il meccanismo è lo stesso: creare un nemico (il migrante, l'attivista LGBTQ+) per distogliere lo sguardo dall'inefficacia dell'azione di governo su temi strutturali. Il tenore dei messaggi che questa narrazione fomenta è pericoloso: non si cerca il confronto democratico, ma si punta alla polarizzazione estrema, validando un linguaggio d'odio che trasforma il dissenso in un bersaglio da eliminare o, nel migliore dei casi, da zittire in nome di una presunta priorità dell'agenda pubblica.
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