La retorica del "virus": l'attacco di Simone Pillon a Elliot Page tra disumanizzazione e stereotipi


Nella giornata del 20 giugno 2026, l’ex senatore leghista Simone Pillon ha pubblicato un post su X pieno di insulti e offese rivolti all’attore Elliot Page.



Nel post, Pillon ricorre esplicitamente al deadnaming, ovvero l’utilizzo del nome precedente di una persona transgender, con il chiaro intento di negare l’identità di genere di Page. Questa pratica non rappresenta solo una scelta terminologica, ma una precisa strategia di invalidazione volta a svuotare di legittimità il messaggio dell'attore.

La reazione di Pillon non si limita alla contestazione delle opinioni espresse da Page, ma scivola rapidamente verso l'oggettivazione e la retorica dell'odio. L’ex senatore giudica la transizione di Page attraverso una lente puramente estetica, rimpiangendo il suo aspetto precedente con termini come "bella, dolce, sorridente" e contrapponendovi un giudizio sprezzante sul suo stato attuale. Il passaggio più critico del messaggio è tuttavia la definizione delle identità LGBT come un "virus" che "uccide l'anima". L'uso di tale metafora biologica è una tecnica consolidata di disumanizzazione, atta a dipingere le persone LGBT come una minaccia alla società o alla morale.

Il nucleo del contendere risiede in un profondo conflitto di visioni. Mentre Page, nel contenuto originale citato, sostiene una mascolinità liberata dall'obbligo di "soffocare le proprie emozioni" o di aderire a modelli rigidi, Pillon reagisce arroccandosi su una visione tradizionale e normativa del genere. Evidentemente si percepisce "vero maschio" perché ostile al femminismo, al contrasto del femminicidio e ai diritti civili.
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